Neuroscienze

Così perdere il sonno ci espone al dolore

pubblicato il 25-02-2019

La deprivazione del sonno amplifica la sensibilità al dolore e compromette l'azione degli "analgesici naturali" con cui il cervello protegge dalla sofferenza

Così perdere il sonno ci espone al dolore

Dormire troppo poco aumenta la sensibilità al dolore e, per contro, il buon sonno agisce come una sorta di analgesico naturale. Questo confermano all’Università di Berkeley, in California, dopo gli esperimenti sul sonno condotti dal professor Matthew Walker, docente di psicologia e neuroscienze. I risultati degli studi sono stati pubblicati sul Journal of Neuroscience.

MANCANZA DI SONNO E DOLORE: GLI ESPERIMENTI

Il primo esperimento pilota è stato compiuto con la collaborazione di 24 ragazzi giovani e sani che hanno ricevuto sulle gambe del calore di intensità crescente. Finché non diventava disturbo, dolore appunto. La priva volta la prova è stata fatta dopo una notte di buon sonno e per ciascun partecipante è stata contrassegnata la personale soglia del dolore. Nel contempo gli scienziati osservavano con la Risonanza magnetica funzionale il cervello di ciascun ragazzo per esaminare in azione i circuiti che “processano” il dolore. La prova è stata ripetuta poi dopo una notte volutamente insonne: e si è visto che la soglia del dolore del dolore per ognuno si abbassava. «I partecipanti provavano disagio, malessere a temperature più basse, il che significa che la loro sensibilità del dolore era aumentata dopo un sonno inadeguato. Lo stimolo della prova era lo stesso nei due esperimenti, ma la differenza stava nel modo in cui il cervello percepiva il dolore dopo un sonno non sufficiente», notano i ricercatori.

UNO SU TRE NON DORME ABBASTANZA

Il professor Walker e i suoi ricordano le statistiche sul sonno negli Stati Uniti: un adulto su 3 o, se si vuole, il 35 per cento della popolazione adulta non dorme a sufficienza. Gli effetti della deprivazione del sonno sul cervello sono numerosi, vanno dall’indurre una sorta di sbilanciamento cognitivo all’ostacolare le nostre capacità di apprendere e di formare nuove memorie. Ora, i nuovi esperimenti mostrano che la riduzione del sonno turba i naturali meccanismi cerebrali di sollievo del dolore e i ricercatori di Berkeley si chiedono se non vi sia un collegamento fra fenomeni tipici delle società odierne: la riduzione delle ore di sonno e la diffusione del dolore cronico, con le tante prescrizioni di oppioidi come antidolorifici, nel caso degli USA. Perché negli Stati Uniti risulta (dati recenti) che il 20 per cento della popolazione (circa 50 milioni di adulti) convive con un dolore cronico e, quanto agli oppioidi, si rilevano 130 morti ogni giorno per una overdose di questi antidolorifici.

GLI EFFETTI DELLA DEPRIVAZIONE DEL SONNO

Tornando dai comportamenti esterni ai comportamenti interni, del cervello, Matthew Walker ha osservato che la corteccia somatosensoriale, una regione associata alla sensibilità verso il dolore, risultava iperattiva quando i volontari del test non avevano dormito abbastanza. E questo confermerebbe l’ipotesi che la deprivazione del sonno interferisca con i circuiti neurali che “processano” la sofferenza. Inoltre, i ricercatori si sono stupiti che l’attività del nucleo accumbens risultasse più bassa del solito dopo una notte in bianco. Il fatto è che questa zona cerebrale rilascia il neurotrasmettitore dopamina, che induce il piacere e solleva dal dolore. Commenta il professore californiano: «La perdita di sonno non solo amplifica le regioni cerebrali della sensibilità al dolore, ma blocca anche i naturali centri analgesici».

DORMIRE: ANALGESICO A PORTATA DI MANO

Infine ecco l’altro dato emerso dalla risonanza magnetica funzionale: l’insula cerebrale, che valuta i segnali dolorosi e predispone la reazione del corpo alla sofferenza, è risultata anch’essa meno attiva del solito. «Dunque gli analgesici naturali del corpo non possono venire in soccorso contro il dolore. Ne consegue che il sonno è un antidolorifico naturale», conclude Matthew Walker. Per consolidare il loro esperimento a Berkeley hanno poi arruolato 230 adulti e con loro per diversi giorni hanno confrontato la durata e qualità del sonno con i livelli di sensibilità al dolore. «I risultati mostrano chiaramente che anche i più sottili cambiamenti nel sonno notturno hanno un chiaro impatto nel “peso” del dolore nel giorno successivo», hanno scritto i ricercatori. «L’esito positivo dell’esperimento è sapere che il dormire è un analgesico naturale che può aiutare a controllare e ad abbassare il dolore».

ENTRA IN GIOCO ANCHE IL TALAMO CEREBRALE

Il professor Liborio Parrino, direttore del Centro di Medicina del Sonno all’Università di Parma, conosce i lavori del collega californiano. Ha anche seguito da vicino le pubblicazioni del gruppo milanese del San Raffaele di Milano che, in collaborazione con Gilles Lavigne dell’Università di Montréal, hanno usato stimoli termici a intensità crescenti per esplorare le reazione al dolore del cervello che dorme. Poi c’è il talamo, una struttura di raccordo del sistema nervoso dove arrivano tutte le percezioni sensitive, quelle colte con gli occhi, con le orecchie ecc. Da qui passano all’encefalo che li distribuisce tra le varie cortecce di elaborazione. «Ma il talamo non è sempre uguale a se stesso – precisa il professor Parrino, - quando si dorme è meno poroso agli stimoli, allora fa da barriera a tutto quello che viene dall’esterno, compreso il dolore. Secondo gli studi di Matthew Walker e collaboratori non soltanto il sonno protegge il cervello dal dolore, ma non dormire adeguatamente fa perdere il sonno profondo, che è il più difensivo verso gli elementi di disturbo, soprattutto nei confronti del dolore».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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