Oncologia

Potenzialità e limiti dell’adroterapia

pubblicato il 31-01-2014
aggiornato il 05-03-2018

A cosa serve la terapia con ioni di carbonio? E come accedere ai trattamenti? Qualche chiarimento sul centro nazionale di Pavia

Potenzialità e limiti dell’adroterapia

L’articolo che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa (leggi qui) sull’avvio della nuova cura con ioni di carbonio, chiamata adroterapia, ha suscitato molte aspettative tra i lettori che hanno voluto esprimere commenti e dubbi attraverso i social network.

L’avvio delle terapie, però, non deve indurre facili ottimismi. Le patologie tumorali curabili con l’adroterapia sono in numero limitato rispetto alla totalità dei tumori. Per questo motivo abbiamo deciso di riprendere l’argomento per offrire maggiore chiarezza su questa nuova opportunità che amplia il campo delle patologie tumorali curabili, in particolare quelle che sono resistenti alla radioterapia tradizionale o quelle che sono difficilmente raggiungibili con le tecniche attuali.

Questa nuova opportunità è offerta dal Centro nazionale di Adroterapia, realizzato a Pavia da una Fondazione omonima, che è stata sostenuta dall’oncologo Umberto Veronesi. Era l’anno 2000 quando Umberto Veronesi, Ministro della Sanità, autorizzò il finanziamento per la realizzazione del Centro nazionale di Adroterapia che divenne Fondazione nel 2001 con presidente Erminio Borloni. L’ex ministro Veronesi, a suggellare la validità della nuova cura, ancora oggi fa parte del Comitato scientifico della Fondazione.

 

CURE GRATUITE

Il centro di Pavia, che dal primo gennaio 2014 è operativo, è accessibile a tutti, gratuitamente. I pazienti della Lombardia, inviati dal medico di famiglia o dai centri oncologici, potranno usufruire delle cure senza procedure burocratiche, essendo stata firmata una convenzione tra la Regione e il Cnao, mentre i malati provenienti da altre regioni italiane, per il momento, dovranno avere una autorizzazione della Asl di appartenenza. Il cittadino, comunque, non dovrà sborsare soldi. E’ possibile, invece, accedere al centro di cura di Pavia anche privatamente con o senza il supporto di assicurazioni o mutue di categoria.

 

SELEZIONE DEI PAZIENTI

Per sottoporsi alle cure degli ioni forti, è necessaria una valutazione preliminare dei casi da parte dei radioterapisti, come sempre accade anche per la radioterapia. I malati dovranno inviare la documentazione clinica che comprenda la copia dell'esame istologico, i referti di indagini diagnostiche, le terapie in atto e il nome del medico di riferimento all'indirizzo: serviziomedico@cnao.it. Ma la strada tracciata con la prima adroterapia italiana a Pavia non si ferma qui, perché – come dice  Erminio Borloni, presidente della Fondazione che ha realizzato e gestisce il centro – “abbiamo forze e disponibilità per cercare altre fonti in grado di portare benefici nella cura dei tumori, come l’ossigeno e l’elio”.

 

A COSA SERVE E COME SI FA

Indubbi i benefici rispetto alla terapia tradizionale. Primo fra tutti la possibilità di curare tumori resistenti alla radioterapia anche con dosi alte, lasciando inalterati i tessuti sani. L’operazione più impegnativa è la scelta del bersaglio che deve essere fatta con la massima precisione. La seduta dura una trentina di minuti al massimo, ma per l’irraggiamento bastano pochi minuti e il paziente non ha alcuna percezione. Il trattamento non è doloroso e non dà effetti collaterali visibili, anche se non si esclude qualche effetto secondario dovuto alla tossicità dei raggi. La sopravvivenza ottenibile con questa terapia varia da tumore a tumore, ma il beneficio di poter trattare organi finora incurabili, come il pancreas, è di indubbia importanza.


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