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Oncologia

Tumore al seno: meno stress, più sopravvivenza

pubblicato il 23-02-2016
aggiornato il 13-01-2017

Provato a Miami uno speciale trattamento cognitivo-comportamentale che prolunga la vita alle donne operate

Tumore al seno: meno stress, più sopravvivenza

Insegnare alle donne operate di tumore al seno a controllare lo stress con metodi cognitivo-comportamentali ne aumenta la sopravvivenza e prolunga l’intervallo prima di una ricaduta.

Questo controllo è stato fatto vari anni dopo l’intervento, in media 11 anni, escludendo le pazienti con metastasi.

La psicologia che ha la “forza” di imporsi al cancro fa un grande effetto tanto che la psiconcologa dell’Ospedale di San Martino-IST di Genova Nadia Crotti accoglie con entusiasmo l’esito di questa ricerca, firmata dall’Università di Miami (Usa): «È uno studio senza precedenti e anche se chi l’ha fatto ripete, giustamente: attenti, bisogna fare altre prove e controlli, ci sono questi risultati: che addirittura 10-11 anni dopo il trattamento si registra ancora una riduzione significativa della mortalità rispetto al gruppo di controllo, non trattato».

 

 

ALTRI STUDI PRECEDENTI - Michael Antoni, il capo del gruppo di ricerca, ha creato un metodo specifico che ha già messo alla prova constatando che migliora l’adattamento psicologico e riduce le cellule circolanti nel sangue che segnalano infiammazione.

Col suo sistema, le donne imparano tecniche quali il rilassamento muscolare, la respirazione profonda così come l’abilità a cambiare i pensieri negativi e a impiegare strategie diverse per cavarsela nelle varie situazioni.

Il corso dura dieci settimane e si tiene in gruppo. In un esperimento precedente sempre Antoni aveva visto che depressione, disagio, infiammazione alta facilitavano il progredire della malattia.

E un ampio studio del King’s College di Londra, pubblicato su Psycho-Oncology, ha mostrato un netto aumento del rischio di morte nelle donne con cancro mammario che avevano una diagnosi di depressione.

 

 

IMPEGNO SU QUATTRO ASPETTI - Alla dottoressa Crotti chiediamo di spiegare i punti basilari del trattamento cognitivo comportamentale, che tuttavia a Miami è stato opportunamente modificato. «Si interviene in contemporanea sull’aspetto psicologico, sull’aspetto fisico, sul campo emotivo e sul comportamento.

Come supporto psicologico, si lavora per l’accettazione della malattia, sulla comprensione della sofferenza data dalle terapie così da indurre una collaborazione più attiva. «Sul lato fisico col rilassamento si impara come funzionano i rapporti tra la tensione muscolare, il battito cardiaco, il ritmo del respiro.

Via le spalle contratte, la mascelle bloccate, la stretta allo stomaco. E, insieme, si impara a combattere i pensieri ossessivi. Tipo: morirò, morirò… ».

 

 

VERGOGNA E SENSO DI COLPA - Per l’aspetto emotivo si insegna a tollerare l’ansia e la depressione vedendole anche nel loro aspetto fisico. E si combatte pure il senso di vergogna per essere malate o addirittura il senso di colpa. «Sono sentimenti assurdi, eppure sono diffusi», nota la dottoressa Crotti.

L’ultimo lato curato da un trattamento cognitivo-comportamentale spinge all’agire, all’andare incontro agli altri che ci fanno piacere, a dare valore alla quotidianità e ai suoi piccoli gesti. «Questo porta a far crescere l’autostima e la fiducia nella vita».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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