Un paziente oncologico su 3 eccede con le bevande alcoliche
Bere alcolici è un'abitudine molto diffusa anche tra chi ha già ricevuto una diagnosi di tumore. In alcuni casi è necessario smettere del tutto, in altri consentito il consumo occasionale
Le informazioni sono state tratte dalla diretta testimonianza dei pazienti: motivo per cui potrebbero difettare in precisione. Non al punto, però, da poter non tenere conto dei risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti su oltre 34mila malati oncologici. Un terzo di loro, dopo essersi ammalato di cancro, ha continuato a bere alcol in quantità moderate. E oltre uno su 5 ha assunto fino a 5-6 drink nella stessa serata. Dati che preoccupano, perché «l'abitudine a consumare bevande alcoliche dopo una diagnosi di cancro può essere collegata a una prognosi peggiore», è il pensiero messo nero su bianco dagli scienziati statunitensi che hanno firmato lo studio apparso sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network: il primo a fotografare il consumo di alcolici in un ampio gruppo di ex pazienti oncologici.
Sebbene spesso trascurato, l'etanolo (nome scientifico dell'alcol) è una molecola cancerogena, assieme al suo metabolita acetaldeide (ancora più tossico). Il rischio di ammalarsi di cancro, così come per altre sostanze dotate di analogo effetto, è direttamente proporzionale alla dose di esposizione. Più se ne consuma, maggiori sono le probabilità di ammalarsi. Detto ciò, per i consumatori occasionali «non esistono livelli di consumo sicuri correlati al rischio oncologico», è quanto asserito nei mesi scorsi dalla Società Europea di Gastroenterologia. Il consumo moderato di bevande alcoliche è considerato un fattore di rischio per i tumori che colpiscono il distretto testa-collo, il seno e il colon-retto. Mentre i forti bevitori hanno maggiori probabilità rispetto al resto della popolazione di ammalarsi di cancro dell’esofago, dello stomaco, del fegato e del pancreas. Per queste ragioni, l'indicazione dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) è chiara: «Per evitare di ammalarsi di tumore, meglio non bere».