A un profano in caso di depressione o ansia in una persona affetta da demenza parrebbe logico che funzionino le pillole, qualcosa di concreto, biologico come lo sono le radici della malattia. Qualche mese fa una revisione di diversi lavori, pubblicata dalla Cochrane Review, aveva affermato, invece, la validità terapeutica della psicoterapia, della “parola”, anche a scapito degli antidepressivi.
LA RICERCA
L'analsi era stata condotta dall’University College London. Vasiliki Orgeta, professore associato di Psichiatria e primo autore, aveva dichiarato: «Depressione e ansia sono comuni nelle persone con demenza, non disponiamo di trattamenti standard; molte linee guida consigliano la psicoterapia dato che gli antidepressivi in questi pazienti possono non alleviare i sintomi e avere effetti collaterali». Le persone con demenza hanno il doppio di probabilità degli altri di cadere in depressione maggiore. Oltretutto, depressione e ansia possono aumentare la gravità del disturbo neurologico di base, riducendo l’indipendenza del paziente e incanalandolo verso l’assistenza a lungo termine. Il dottor Orgeta aveva aggiunto: «I nostri risultati rompono lo stigma secondo cui non val la pena usare i trattamenti psicologici nei pazienti con declino cognitivo o con demenza e spingono nella direzione di un forte aumento degli studi in tale ambito. Questi pazienti hanno diritto a ricevere le stesse terapie per la salute mentale di tutti gli altri».







