«Le persone convinte che la depressione abbia perlopiù un'origine biologica, tendono a pensare che la malattia sia più grave e di lunga durata rispetto a quanti credono che le cause iscritte nel Dna giochino un ruolo trascurabile. Allo stesso tempo, i primi tendono anche a essere più ottimisti sull’efficacia delle cure». È quanto afferma Sarah Mann, ricercatrice in psicologia generale alla Rutgers University (New Jersey) e prima firma di uno studio pubblicato sul Journal of Mental Health. L'indagine, portata avanti intervistando 319 persone e interrogandole su credenze, atteggiamenti ed esperienze in tema di depressione (e relative terapie), ha svelato un aspetto interessante nell'ottica di accrescere anche la considerazione sociale della malattia. Chi è convinto che la depressione si «diffonda» su base genetica (o si manifesti per un cambiamento nella struttura cerebrale), meno di frequente nutre atteggiamenti negativi nei confronti di chi ne soffre.
Depressione: più fiducia se si riconosce il «peso» della biologia
Se la depressione viene «ricondotta» perlopiù alle cause biologiche, lo stigma sociale nei confronti dei malati si riduce. E aumenta la fiducia nelle cure
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