Il virus dell’HIV, anche in presenza delle terapie antiretrovirali, può «nascondersi» nel sistema nervoso centrale. E lì - è quel che si pensava - rimanere intrappolato. Oggi, invece, uno studio condotto dai ricercatori della Rush University di Chicago rivela che da lì il virus può uscire, infettando «nuovamente» diversi organi periferici. Una prospettiva rovesciata, che apre nuovi scenari sull’infezione responsabile della malattia nota come AIDS.
UN ATTACCO AI GLOBULI BIANCHI
Nel sistema nervoso centrale, il virus viene «ospitato» dagli astrociti, un tipo di cellule che poi spingono il virus nelle cellule immunitarie che escono dal cervello e raggiungono le zone periferiche dell’organismo. Usando queste cellule come veicolo, l'Hiv può dunque, uscire, anche dopo che il virus è stato soppresso dalla terapia anriretrovirale. La notizia giunge da uno studio pubblicato sulla rivista Plos Pathogens. «La nostra ricerca dimostra il ruolo critico del cervello quale riserva di Hiv che è in grado di infettare di nuovo gli organi periferici - ha commentato Jeymohan Joseph, neuropatologa dei National Institutes of Health e coordinatrice dello studio -. La scoperta ci dice che, per eradicare l’Hiv, dovremo con ogni probabilità impiegare terapie che agiscano anche sul sistema nervoso centrale». Il virus attacca il sistema immunitario, infettando le cellule CD4 positive (T CD4 helper), un tipo di globuli bianchi che sono vitali per spazzare via le infezioni. Senza la terapia, l’HIV può distruggere queste cellule, riducendo così le capacità di un’adeguata risposta immunitaria e favorendo (eventualmente) la comparsa del quadro clinico che definisce l'AIDS.








