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Neuroscienze

Sul piano nazionale demenze l'Italia viaggia a due velocità

Sei Regioni non hanno ancora recepito il documento che detta le linee guida per la gestione delle demenze. Al Sud mancano centri diurni e strutture residenziali

Un piano ad hoc esiste da quasi tre anni. Ma per far fronte all'emergenza sociale rappresentata dalle demenze, che colpiscono cinquanta milioni di persone nel mondo, con una nuova diagnosi ogni tre secondi, ci sono sei Regioni (oltre la Provincia autonoma di Bolzano) che non hanno ancora recepito il documento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre del 2014. Si tratta della Basilicata, del Molise, della Sardegna, dell'Abruzzo, della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia. Aree in cui, non essendo stato recepito il piano nazionale, non è stato possibile nemmeno venire a conoscenza di quelle che sono le intenzioni su base locale per far fronte all'aumento delle diagnosi di Alzheimer: che tra le forme di demenza senile, è la più diffusa. Questi dati, secondo Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, dimostrano «come nel complesso l'Italia rimanga carente sul fronte della disponibilità e ancora più nell’accessibilità dei servizi di assistenza, a cui si aggiunge un basso riconoscimento della demenza come priorità di salute pubblica».

I CENTRI PER LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO SONO ORMAI QUASI OVUNQUE

In effetti il nostro Paese, a fronte di un impegno in termini di ricerca che permette di collocarlo ai vertici europei se si considerano i risultati prodotti, potrebbe e dovrebbe fare di più per le persone affette da una forma di demenza. Osservando i dati riportati dall'Istituto Superiore di Sanità emerge infatti come la distribuzione dei servizi fra le regioni non sia rapportata all'estensione dei territori e alla densità abitativa registrata. Il piano individua la necessità di aver eun numero adeguato di tre livelli di strutture: centri deputati alla valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi e demenze (Cdcd), centri diurni e residenziali. Colpisce, per esempio, il divario esistente nel primo caso tra la Campania e il Lazio. A (quasi) parità di residenti, di poco inferiori a sei milioni, nel primo caso si contano 78 centri deputati alla valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi e demenze, mentre nel Lazio sono appena 34. Il singolo dato relativo alla Campania è il più alto, anche se le migliori prestazioni si registrano in Lombardia: dove ai 71 centri deputati alla valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi e demenze si aggiungono 276 centri diurni e 137 residenze. 

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