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Oncologia

Conflitto, salute e prevenzione: il prezzo che pagano le donne di Herat

Il Centro per la diagnosi del tumore al seno di Herat ha assistito 9.300 donne in otto anni. Ora è chiuso. La storia e il significato di un progetto fortemente voluto da Umberto Veronesi

«E adesso? Chi si occuperà di loro?». Va alle sue pazienti rimaste in Afghanistan il pensiero di Bibi (nome di fantasia), la ginecologa che coordinava il Centro Fondazione Umberto Veronesi per la diagnosi del tumore al seno di Herat. Un ambulatorio aperto nel 2013 dopo un intenso lavoro, fortemente voluto da Umberto Veronesi («Per avere la pace, dobbiamo preparare la pace. Non bisogna più investire in armi, bisogna investire in ricerca e salute, le sole in grado di creare il nuovo mondo che tutti vogliamo»). Con altre 7 colleghe (fra cui anche tecniche radiologhe e di laboratorio, data manager e receptionist del centro), strette alle loro famiglie, Bibi è arrivata in Italia grazie all’aiuto del Governo, nelle drammatiche operazioni di evacuazione da un paese nel caos. Donne, operatrici sanitarie, impegnate a fianco della cooperazione occidentale, per loro la strada più sicura davanti all’avanzare dei Talebani è stata, purtroppo, quella che porta lontano dalle loro case.

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