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Oncologia

Screening oncologici: come ripartire dopo il coronavirus

Il Covid-19 ha interrotto gli screening oncologici, prossimi adesso a essere riavviati in Toscana ed Emilia Romagna. Ma i due mesi di stop rischiano di pesare sulla diagnosi precoce dei tumori

«La ripresa delle attività? Dovrà avvenire prima possibile». Marco Zappa è il presidente dell’Osservatorio Nazionale Screening, il «Grande Fratello» che vigila sull’attività di diagnosi precoce oncologica condotta lungo la Penisola. Gli esami necessari - la mammografia per il tumore al seno, la ricerca del sangue occulto nelle feci per il tumore del colon retto e l’Hpv-test per il tumore della cervice uterina - sono stati rimandati nel momento in cui l’Italia si è scoperta epicentro europeo della pandemia di Covid-19. Per due mesi, mentre Sars-CoV-2 circolava in tutte le Regioni, le indagini sono state sospese, in quanto non considerate procedure d’urgenza (sebbene inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza). Ma adesso che negli ospedali e negli ambulatori ci si avvia a far ripartire anche tutte le altre prestazioni, occorre far ripartire anche gli screening oncologici. «Altrimenti nei prossimi anni, a causa del ritardo diagnostico, rischiamo di registrare un aumento delle morti per cancro», rimarca l'esperto, a capo della struttura di epidemiologia clinica dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (Ispro) di Firenze.

LO STOP AGLI SCREENING

Dopo che i primi segnali erano giunti già a fine febbraio dalle Regioni del Nord Italia, le più colpite dalla pandemia, la possibilità per i cittadini italiani di sottoporsi ai tre programmi di screening previsti dal Servizio Sanitario Nazionale è stata «congelata» ovunque a partire dall’11 marzo. Più che l’estensione del lockdown all’intero territorio nazionale, è stata la situazione di emergenza vissuta negli ospedali a suggerire lo stop delle attività. Per due ragioni: la difficoltà nel contenere il rischio di contagio e il riposizionamento di molti operatori sanitari nei reparti destinati all’assistenza ai malati di Covid-19. Da qui la decisione di sospendere le attività di primo livello, consistenti nell’invio delle lettere di invito e negli esami di base: ovvero la mammografia, la ricerca del sangue occulto nelle feci e l'Hpv-test (o il Pap test). In questi due mesi, invece, sono proseguiti gli esami di approfondimento, necessari dopo uno screening (effettuato prima dell’arrivo del coronavirus) dall’esito sospetto. «Queste indagini sono state considerate non differibili - aggiunge Zappa -. Seppur con qualche difficoltà, si è cercato di garantire a tutti il completamento dell’iter diagnostico, per iniziare quanto prima le cure».

PERCHE' LO SCREENING PER IL TUMORE
DEL COLON-RETTO PUO' SALVARE LA VITA? 

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