Come operarsi di cancro (in sicurezza) ai tempi del Coronavirus
L'attività di chirurgia oncologica sta subendo un rallentamento a causa dell'emergenza Coronavirus. L'idea: riorganizzare i centri per non rimandare troppo interventi salva-vita
Stime ufficiali non ce ne sono. Ma considerando il protrarsi dell’emergenza Coronavirus e partendo dall'assunto che ogni anno in Italia quasi 300mila pazienti vengono operati per asportare un tumore, si può avere un'idea di quanto ampia sia la platea dei malati di cancroche deve affrontare un intervento nel mezzo della pandemia in atto. Molti di loro, in questa situazione, si stanno chiedendo quale sia la scelta più saggia da adottare. Ovvero: vedere crescere il rischio di contagio in ospedale ma rispettare la data dell’intervento o rimandarlo, con il rischio che questa scelta abbia un impatto sulle possibilità di guarigione? Un bel rovello, per i pazienti come per gli specialisti. «Il momento è difficile, ancor di più per i malati di cancro, chiamati ad affrontare una doppia sfida - ammette Alessandro Gronchi, presidente della Società Italiana di Chirurgia Oncologica (Sico) -. Non possiamo però permetterci di trascurarli, visto che non sappiamo peraltro quando torneremo alla normalità. Stiamo lavorando ogni giorno per garantire soluzioni sicure ed efficaci a ognuno di loro».
La pandemia in atto ha comportato la riorganizzazione di tutte le unità operative, anche di quelle non direttamente coinvolte dalla gestione dei pazienti affetti da Covid-19. La scelta si è resa necessaria per destinare il maggior numero di posti di terapia intensiva all'emergenza e alla luce della contagiosità di Sars-Cov-2, che ha portato molte strutture a diventare dei focolai infettivi. Per questo, nell'ultimo mese, in tutti gli ospedali italiani l’attività programmata è stata sospesa e rimandata. Una scelta che non è però sempre possibile adottare nei confronti dei pazienti oncologici in attesa di un intervento. Nel loro caso, di fronte a uno scenario che rischia di protrarsi a lungo, decidere come comportarsi non è semplice. È meglio asportare subito un tumore o è più opportuno prendersi qualche settimana di tempo, nella speranza che l'emergenza si attenui? «Una risposta buona per tutti non c’è, perché alcune neoplasie richiedono una rimozione urgente», aggiunge Gronchi.