L’immunoterapia combinata alla chemioterapia si conferma la strategia migliore per combattere in prima linea una buona fetta dei tumori al seno triplo negativo. Gli ultimi dati pubblicati sul New England Journal of Medicine lasciano poco spazio alle interpretazioni: l’utilizzo di pembrolizumab, in associazione alla chemioterapia standard, è in grado di migliorare in maniera significativa la sopravvivenza globale alla malattia. Un dato che fa ben sperare nella cronicizzazione del tumore al seno metastatico triplo negativo.
IDENTIKIT DEL TRIPLO NEGATIVO
Tra i tumori al seno quello più difficile da trattare è il triplo negativo. Particolarmente diffuso al di sotto dei 50 anni e in chi presenta mutazioni nel gene BRCA1, questa forma tumorale rappresenta circa il 15-20% di tutte le neoplasie della mammella. Ma mentre le altre forme possono essere curate con buoni risultati, il triplo negativo è particolarmente aggressivo e presenta una sopravvivenza media dalla diagnosi nettamente inferiore rispetto alle altre forme. Il nome triplo negativo deriva dal fatto che in questo specifico tipo di tumore al seno, a differenza di altri tumori mammari, le cellule non possiedono sulla loro superficie tre principali bersagli terapeutici: il recettore degli estrogeni, quello dei progestinici e l’iperespressione di HER2. L’assenza di questi target rende dunque questa neoplasia particolarmente difficile da trattare. Per questa ragione la chemioterapia che rimane lo standard di trattamento da decenni.







