Il primo passo è il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa), a cui gli uomini con più di cinquant'anni dovrebbero sottoporsi con frequenza regolare: almeno ogni tre o quattro anni. Il secondo, in presenza di valori sospetti (compresi tra 4 e 10) e di una visita urologica non in grado di sgomberare i dubbi, è la biopsia prostatica, che prevede il prelievo di una dozzina di frammenti di tessuto per scongiurare il rischio della presenza di un tumore della prostata. Si tratta della neoplasia più diffusa tra i maschi italiani: quasi trentacinquemila diagnosi le diagnosi messe assieme nel 2017. Ma pure di una di quelle che mostra i migliori tassi di sopravvivenza, un po' come accade nel caso del tumore al seno tra le donne. Gli ultimi dati dicono che più di nove uomini su dieci sono vivi cinque anni dopo aver scoperto la malattia. Per raggiungere questi risultati, è fondamentale però una diagnosi precoce.
DIAGNOSI PIU' ACCURATE CON LA RISONANZA MAGNETICA
Il ricorso alla risonanza magnetica potrebbe rappresentare la soluzione per raggiungere l'obiettivo. Questo è quanto si evince dalla lettura dello studio «Precision», pubblicato sul New England Journal of Medicine. Dal lavoro è emerso che, sottoponendo un paziente che mostra valori di Psa sospetti alla risonanza magnetica prima della biopsia, si possono ridurre le diagnosi di tumori clinicamente indolenti e rendere più accurate quella delle neoplasie più aggressive. I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver confrontato gli esiti degli esami - biopsia prostatica ecoguidata e risonanza magnetica (con eventuale successiva biopsia, in caso di ulteriore sospetto) - a cui sono stati sottoposti cinquecento uomini (ripartiti in due gruppi) che avevano valori di Psa compresi tra 4 e 10. È così emerso che, tra i pazienti sottoposti alla risonanza magnetica, i tumori più aggressivi sono stati scoperti nel 38 per cento degli uomini coinvolti nello studio. Di contro, lo stesso dato nel secondo gruppo ha raggiunto quota 26 per cento. A vantaggio della risonanza magnetica, rispetto alla biopsia standard, anche un ridotto riscontro di tumori clinicamente poco significativi (uno su quattro): controllabili con un programma a medio e lungo termine di sorveglianza attiva.








