Colpisce i reni, di fatto fin dalla nascita. E obbliga i pazienti chiamati a farne i conti a portare avanti una vita con un rene solo. Il tumore di Wilms è una malattia rara - sono all'incirca 70 i nuovi casi che si registrano ogni anno in Italia - che colpisce i bambini nei primi cinque anni di vita. Ma l'impatto che può avere nel tempo rischia di essere rilevante. L'intervento chirurgico rappresenta infatti lo standard per il trattamento della malattia. Vivere con un solo rene può però determinare la comparsa di un'insufficienza d'organo. E, a lungo andare, la necessità di sottoporsi alla dialisi. Perciò, negli ultimi anni, si sta cercando di aumentare il numero di interventi conservativi al fine di preservare le «porzioni» sane dell'organo colpito dal tumore. È questa la sorte che nel 2014 toccò al piccolo Ascanio, colpito dalla malattia a entrambi i reni e tra i primi a essere operato in diversi momenti con l'obbiettivo di «salvare» le aree dei due organi non toccate dal nefroblastoma.
Tumore di Wilms: più attenzione verso la chirurgia conservativa
Due studi fanno luce sul nefroblastoma, il tumore renale più diffuso tra i bambini. Asportare le sole porzioni colpite dalla malattia non aumenterebbe il rischio di recidiva

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