Sono stanchi, sempre stanchi e svogliati e se anche si mettono a letto non si sentono, poi, riposati. Accade, accadrebbe al 3% degli adolescenti, almeno quelli americani dato che tra 10 mila di loro è stata condotta questa ricerca, ma non c’è motivo di pensare le cose vadano molto diversamente da noi. Questi tre ragazzi su cento hanno dichiarato al gruppo guidato dalla dottoressa Kathleen Merikangas del National Institute of Mental Health di aver provato questa stanchezza inestinguibile per almeno tre mesi di fila e che nulla valeva a toglierla. Più della metà ha pure dichiarato di avere, in conseguenza, avuto difficoltà a scuola, in famiglia o nelle relazioni sociali. Nonostante questi problemi, solo il 14% di loro aveva ricevuto una qualche terapia. Più cure mediche sono andate a quella metà di sempre stanchi che soffrivano pure d’ansia o di depressione. E questi, a loro volta, sono stati portati dal medico più di quanti soffrivano o soltanto di persistente stanchezza o soltanto di ansia/depressione.
TRASCURATI
Viste le segnalazioni giunte dai giovani sempre stanchi ma senza comorbidità con un disturbo psichiatrico, i ricercatori hanno criticato il modo in cui erano stati trattati, in pratica trascurati, concludendo che «la continua stanchezza costituisce un’importante entità clinica in sé». Il professor Umberto Tirelli non si stupisce della stanchezza continua, visto che è il maggior esperto in Italia della sindrome da stanchezza cronica. Ma del numero di adolescenti che ha dichiarato di soffrirne sì. «Sono colpito, è una percentuale considerevole, più che significativa», dichiara. «Certo, quando dalle storie raccolte dai ricercatori Usa sono escluse altre malattie si deve pensare a casi di fatica cronica. Negli adolescenti si riscontra spesso dopo un fatto infettivo, frequenti in quell’età: influenza, infezione tonsillare».







