Dona ora
Papilloma virus (HPV)

“Il tumore alla cervice di mia madre mi ha salvata”

La diagnosi tardiva di Lorena e la scelta della figlia Nicole di non rimandare più i controlli: una storia che racconta quanto la prevenzione possa fare la differenza

La malattia della madre è diventata un punto di svolta per la figlia Nicole. È stata proprio la diagnosi di tumore della cervice uterina di Lorena a spingerla a sottoporsi a un controllo che rimandava da tempo. Quel Pap test ha permesso di individuare una lesione già in evoluzione, e di intervenire prima che potesse trasformarsi in qualcosa di più grave. Questa è la loro storia.

UNA DIAGNOSI TARDIVA

Per Lorena la diagnosi di tumore alla cervice uterina già in fase avanzata arriva alla fine del 2023. Da giovane si era sottoposta a un paio di Pap test, poi più nulla. La paura di scoprire qualcosa che non andasse, l’avevano portata negli anni a evitare i controlli, anche quelli mammografici. È un’emorragia importante a costringerla a fermarsi e a fare accertamenti. La diagnosi cambia tutto, all’improvviso.

«Fino a poco tempo prima aveva una vita normale, il suo lavoro, il suo giardino», racconta la figlia Nicole. «Poi si è trovata in un corpo che non riconosceva più».

UN PERCORSO LUNGO E COMPLESSO

Il percorso è lungo e complesso. Sei cicli di chemioterapia, affrontati inizialmente con resistenza, soprattutto per il timore di perdere i capelli, poi resi più accettabili grazie all’utilizzo del casco refrigerante. Lorena sceglie di vivere la malattia in modo riservato, senza condividerla all’esterno, e il fatto di non aver perso i capelli l’aiuta molto a non far trapelare nulla.

Segue un intervento importante: isterectomia radicale con rimozione dei linfonodi. Durante gli accertamenti emerge anche un nodulo al seno, trattato nella stessa seduta chirurgica con una quadrantectomia. Per il tumore mammario non saranno necessarie né chemioterapiaradioterapia, ma solo terapia ormonale. Per il tumore alla cervice, invece, la radioterapia è necessaria. Dopo pochi mesi, però, torna una recidiva e con essa anche gli ultimi cicli di radio ad alto dosaggio.

UN CORPO CHE CAMBIA

Nel corso dei mesi arrivano varie complicanze e nuovi interventi.  Lorenza subisce due nefrostomie – drenaggi che permettono all’urina di fuoriuscire direttamente dai reni attraverso un tubicino –  e una colostomia, cioè la creazione di un’apertura sull’addome per la fuoriuscita delle feci in un apposito sacchetto. Il corpo cambia, la quotidianità si trasforma radicalmente. «Specialmente la colostomia la metteva molto a disagio, aveva sempre paura che si notasse. Faceva fatica ad accettarsi, diceva spesso di non riconoscersi più».

TRA IL RUOLO DI FIGLIA E CAREGIVER

Accanto a Lorena ci sono i figli Emiliano, il più giovane che vive con la madre, e Nicole, che divide il suo tempo tra la famiglia – in particolare i suoi due bimbi, sempre una ventata di aria fresca in questo periodo complicato – il lavoro e il ruolo di caregiver. «Essere infermiera mi ha aiutata a gestire tante cose dal punto di vista medico – spiega – ma a volte questo ruolo ha preso il sopravvento su quello di figlia. Pensavo tanto a spronarla e a gestire tutto al meglio, ma a volte mi pento di non averla semplicemente abbracciata di più».

Nonostante i dolori strazianti e i numerosissimi farmaci che le davano stordimento e sonnolenza, Lorena continua ad andare avanti. «Ricordo che mamma piangeva quasi ogni giorno, aveva molta paura, ma nonostante questo, grazie soprattutto alla sua incrollabile fede, ci dava molta forza. Ha sempre avuto la speranza di guarire e che le cure le avrebbero dato una nuova vita».

LA SPERANZA E L’IMPROVVISO DISTACCO

Dopo quasi due anni segnati da cure e complicanze, nell’autunno del 2025 arriva la notizia tanto sperata. Il tumore non è più visibile agli esami e inizia a intravedersi uno spiraglio di luce.

Lorena ricomincia a progettare, torna a occuparsi del suo giardino. «Nonostante i dolori, mamma aveva una sua indipendenza, guidava la macchina, faceva la spesa, curava le sue amate rose bianche, che piantava ovunque. Aveva adattato la sua vita alla sua nuova condizione e viveva ogni giorno come un regalo. Questo è stato un grande insegnamento per me, che ora accompagna le mie giornate e credo sia diventato un po’ il mio segreto per affrontare la vita al meglio», ricorda Nicole.

Ma pochi mesi dopo, a gennaio 2026, un’emorragia improvvisa colpisce Lorena.
«Avevamo pensato tante volte al momento in cui la mamma se ne sarebbe potuta andare, ma non ce lo aspettavamo così. È successo all’improvviso, senza tempo per prepararci. Le cause esatte non le sappiamo, ma il suo stato di salute era molto compromesso. Tra terapie e operazioni varie, i suoi tessuti erano molto deboli e una brutta tosse ha portato probabilmente all’aumento della pressione addominale e all’emorragia».

LA SCELTA DI NON RIMANDARE PIÙ

La malattia di Lorena, come ricorda Nicole, è stata pura sofferenza, ma ha anche portato a qualche risvolto positivo. Dopo un Pap test effettuato nel 2019 e risultato positivo all’HPV, complici anche le gravidanze, Nicole aveva rimandato i controlli, convinta che sarebbero emersi eventuali problemi durante le visite di routine.

È durante la malattia della madre che decide di sottoporsi di nuovo a un Pap test. L’esito porta a ulteriori accertamenti e due biopsie ravvicinate mostrano una lesione in evoluzione. Si interviene con una conizzazione che le asporta metà collo dell’utero. 

«Se non fosse successo quello che è successo a mia madre, probabilmente non avrei fatto il controllo in tempo», dice. «La sua storia mi ha salvata».

Lorena era al corrente della situazione della figlia, ed è stata proprio lei a spronarla a fare Pap test e intervento il più rapidamente possibile, senza rimandare. «Se potessi tornare indietro, agirei diversamente e quei controlli li avrei certamente fatti», le aveva confidato la madre.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

Oggi Nicole ha un approccio completamente diverso e desidera che la loro storia serva ad altri.

«Ai giovani vorrei dire di non avere paura degli screening. Sono un’opportunità concreta per proteggere il nostro futuro, che ci riserva cose bellissime. Ai genitori suggerirei di informarsi e fare scelte consapevoli per proteggere i propri figli, vaccinandoli contro l’Hpv, ad esempio. Cosa che mia madre, per disinformazione, non mi aveva fatto fare da piccola».

«Negli anni –  spiega – la consapevolezza è cresciuta e si parla sempre di più di prevenzione, esistono campagne informative, la ricerca ha fatto passi avanti, ma tutto questo ha valore solo se viene utilizzato».

La storia di Lorena resta una storia di dolore, ma Nicole ricorda che, anche se a loro è andata male,  «magari qualcun altro, ascoltando la nostra storia, può decidere di fare scelte consapevoli. Perché la prevenzione può davvero cambiare il corso delle cose».

Fai una donazione regolare

Aiutaci a far diventare una rarità i tumori da hpv

Frequenza di donazione
Importo della donazione