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Se anche il cervello perde il suo isolamento

La scoperta di una rete di vasi linfatici a livello cerebrale potrebbe fornire informazioni utili alla comprensione dei meccanismi che innescano malattie come la sclerosi multipla e l'Alzheimer

Se anche il cervello perde il suo isolamento

Sorpresa! Anche il cervello ha i suoi vasi linfatici, quella rete di minuscoli “tubi” che raccolgono la linfa, cioè i liquidi che trasudano dai tessuti, e ospitano i linfonodi, vere e proprie stazioni di “polizia”, fondamentali per la difesa dell’organismo contro i batteri e altri nemici. Si era sempre pensato che il sistema nervoso centrale ne fosse privo, e si proteggesse dalle aggressioni esterne in modo diverso, rispetto al resto del corpo. Invece, anche se sembra incredibile, i ricercatori si sono accorti - solo adesso! - della “presenza” dei vasi linfatici, che legano in modo diretto il cervello all’apparato immunitario.

Alla luce di tutto questo, come scrive Agnese Codignola su Assedio Bianco, potranno cambiare in modo sostanziale le teorie sul perché insorgono alcune gravi malattie neurodegenerative del cervello, a partire dall’Alzheimer, o anche la sclerosi multipla e altri problemi autoimmuni. Il collegamento diretto fra il tessuto nervoso e i linfonodi più profondi, infatti, rappresenta una via d’accesso “facile” e privilegiata al cervello per alcuni tipi di cellule del sistema immunitario (linfociti T e altri) che hanno un ruolo fondamentale nella protezione dell’organismo, ma sono anche all’origine di molti disturbi (a partire dalla sclerosi multipla, appunto). Prima non si riusciva a capire bene come facessero i linfociti a entrare nel tessuto cerebrale e, in alcuni casi, a fare danni, superando la barriera ematoencefalica (un filtro finissimo, che isola il cervello dal resto del corpo). Adesso, grazie alla scoperta dei vasi linfatici, molti aspetti diventano, o diventeranno, più chiari. 

«Non credevo che ci fossero strutture del corpo di cui non fossimo a conoscenza - ha commentato Jonathan Kipnis, uno dei ricercatori dell’Università della Virginia (Stati Uniti), che sono riusciti a individuare i vasi linfatici. - Pensavo che questo tipo di scoperte si fosse concluso a metà del secolo scorso». E, in effetti, non si può non rimanere stupiti di fronte alla complessità nascosta nel nostro organismo, che riusciamo a svelare solo con grandissima fatica, come se fosse troppo difficile per l’intelligenza che la natura ci ha dato.  I ricercatori della Virginia hanno scoperto i vasi linfatici studiando le meningi (le membrane che avvolgono il cervello), e in particolare quella più esterna, chiamata dura madre. Lì c’erano i sottilissimi “tubi”, che affiancano i vasi venosi e sono collegati ai linfonodi cervicali profondi - ed erano sempre sfuggiti, per secoli, agli “anatomisti”. 

Occorreranno nuovi studi, naturalmente, per disegnare in modo più accurato la mappa di questa rete difensiva così importante e tuttora misteriosa. Ma questa scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, aiuterà a capire perché, nei malati di Alzheimer, gli accumuli di particolari placche di proteine non vengono rimossi in modo adeguato, forse per l’invecchiamento e la progressiva inerzia proprio dei vasi linfatici cerebrali. E, come dicevamo, permetterà di individuare meglio i meccanismi che portano alla distruzione della mielina (la sostanza che riveste in parte le cellule nervose), innescando la sclerosi multipla, per colpa di linfociti fuori controllo. Ma una prima, significativa riflessione è già arrivata: il cervello non è così indipendente, nella sua difesa, come si pensava. Non è l’organo supremo che vive in uno splendido isolamento. Splendido, eppure a volte così temibile e fragile.

Paolo Rossi Castelli
@rossictl



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