Il tumore della prostata rappresenta la più frequente neoplasia tra gli uomini adulti. Nonostante i recenti progressi (oggi il tasso di sopravvivenza a 5 anni è del 92 per cento), in una quota di pazienti, dopo l'iniziale risposta alla terapia chirurgica e di deprivazione androgenica (nota anche come ormonoterapia), la malattia evolve in una forma più aggressiva. Che, poco alla volta, finisce per non rispondere ai farmaci. Questa evoluzione, nel tempo, compromette le possibilità di convivenza con il cancro. Da qui la necessità di individuare nuove opzioni terapeutiche, la prima delle quali potrebbe essere rappresentata dal ricorso ai Parp inibitori, già in uso nei tumori dell’ovaio e della mammella. La notizia giunge dallo studio PROFound, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Un lavoro che conferma come la stagione dello screening genetico sia alle porte, anche per la più diffusa forma di cancro dell’apparato urogenitale maschile.
Tumore della prostata: si avvicina l'era dei Parp-inibitori
I Parp-inibitori, in uso nel trattamento dei tumori all'ovaio e al seno, efficaci anche nella cura dei tumori della prostata resistenti alla terapia ormonale

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