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Pediatria

Cinquemila adolescenti diabetici, ma più della metà non rispetta la terapia

I comportamenti a rischio sono più dannosi che per i coetanei sani. Preoccupa la tendenza dei ragazzi diabetici a ridurre il dosaggio dell’insulina per dimagrire

L’età di insorgenza del diabete di tipo 1 vive una fase di progressivo abbassamento. Detto ciò, la maggior parte dei casi viene diagnosticata nel corso dell’adolescenza. L'inizio della pubertà, con la produzione di ormoni sessuali che inducono resistenza all'insulina e valori di glicemia alterati, contribuiscono a far ammalare i ragazzi predisposti alla malattia. Ma rispetto ai cinquemila giovani che si scoprono diabetici tra i 14 e i 18 anni, più della metà non rispetta le prescrizioni terapeutiche, che prevedono: il monitoraggio della glicemia, la somministrazione di insulina, il controllo dell’alimentazione e dell’attività fisica.

GLI ERRORI DEGLI ADOLESCENTI DIABETICI

L’allarme è giunto dal congresso della Società Italiana di Pediatria, appena conclusosi a Napoli. Gli specialisti italiani si sono confrontati sulla gestione del diabete di tipo 1 negli adolescenti, perché diversi sono stati i casi «sospetti» osservati negli ultimi anni. I comportamenti da tenere d’occhio, avvertono gli specialisti, viaggiano a braccetto con i disturbi del comportamento alimentare. Nello specifico: la riduzione del dosaggio della terapia insulinica al fine di perdere peso. La somministrazione dell’ormone permette infatti di stoccare nelle cellule muscolari ed epatiche gli zuccheri, che diversamente nei diabetici rimarrebbero in circolo nel sangue fino a essere escreti con le urine. Cosa fa più della metà dei ragazzi italiani diabetici? In maniera autonoma, ne riduce la dose terapeutica. Un problema che, secondo Franco Cerutti, direttore dell’unità di endocrinologia e diabetologia dell’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino e presidente della Società Italiana di Endocrinologia Pediatrica, rimanda «alla troppa attenzione che oggi i giovani pongono all'alimentazione, alle calorie e, nello specifico, ai carboidrati». Altra cattiva abitudine: il fumo di sigaretta. Sull’onda di ciò che sperimentano i coetanei, anche tra gli adolescenti diabetici è diffusa l’abitudine di fumare. «Ma le sigarette, se consumate da un ragazzo diabetico, possono aumentare fino a dieci volte la probabilità che si verifichi un grave problema vascolare prima dei trent’anni di vita - prosegue l’esperto -. Nello specifico: ictus cerebrale e infarto del miocardio. Va posta cautela anche nell’uso di alcol, «che aumenta il rischio di gravi crisi ipoglicemiche».

COME AVVICINARE I RAGAZZI ALL’AUTOGESTIONE?

In Italia, su ventimila bambini con il diabete tipo 1, un quarto sono adolescenti. Cinquemila ragazzi si scoprono ammalati in un’età in cui aumenta l’esposizione ad alcuni fattori di rischio: come il fumo di sigaretta, il consumo di bevande alcoliche e la sedentarietà. Ma l’adolescenza è già di per sé un momento critico, per i giovani diabetici. «In questa fase della vita si può determinare un peggioramento del compenso metabolico, che è un fattore di rischio per episodi di ipoglicemia e chetoacidosi - puntualizza Cerutti -. Questo è riconducibile a fattori fisici come i cambiamenti ormonali, al minor coinvolgimento dei genitori nella gestione della malattia e all’assunzione di atteggiamenti di sfida tipici dell’adolescenza». È in questo periodo che si assiste al maggior allontanamento dei ragazzi dalla terapia. «Più della metà degli adolescenti con diabete tende ad andare in crisi sia con la famiglia sia con i medici: è in questa fase che bisogna conquistare la loro attenzione e motivarli all’autogestione».

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