Con ogni probabilità, al termine del 2020, le nuove diagnosi di tumori nei bambini saranno meno di quelle conteggiate negli scorsi anni. L’ipotesi, ancora da verificare su scala nazionale, trova per il momento riscontro nell’esperienza dei centri di cura più grandi. Molti di questi, nell’anno della pandemia, hanno registrato un calo negli accessi. È possibile che, contestualmente all’arrivo di Covid-19 in Italia, sia diminuito il numero di bambini ammalatisi di cancro? Le due vicende non hanno punti di contatto per immaginare che l’arrivo della nuova malattia abbia determinato una riduzione dei casi effettivi di tumore nella popolazione dei bambini e degli adolescenti. Per questo è più ragionevole pensare che Covid-19 abbia soltanto ritardato le diagnosi tra i più piccoli. Un dato che ricalcherebbe - seppur non con gli stessi numeri - quanto osservato negli adulti con il rinvio di esami diagnostici. E che non fa stare tranquilli gli esperti, considerando che il ritardo con cui si scoprono queste malattie può avere come conseguenze il peggioramento della malattia e un impatto sulle probabilità di guarigione.
Tumori pediatrici: diagnosi in calo e tardive durante la pandemia
La paura del contagio ha allontanato le famiglie dagli ospedali. Il ritardo diagnostico riduce la sopravvivenza nei tumori che colpiscono i più piccoli

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