Ginecologia

Vaccinazioni in gravidanza: un'opportunità per difendere il bebè

pubblicato il 17-12-2018

La storia di Lorenzo e Alessandra, che a due mesi sono stati colpiti dalla pertosse, dimostra l'importanza della vaccinazione della mamma in gravidanza

Vaccinazioni in gravidanza: un'opportunità per difendere il bebè

Lorenzo e Alessandra sono il racconto vivente di quanto sia importante la prevenzione per le donne in gravidanza, anche con le vaccinazioni opportune. A vederli scorazzare oggi, che hanno due anni, nessuno direbbe che i gemelli (nella foto) abbiano trascorso quasi due mesi della propria vita ricoverati nel reparto di anestesia e rianimazione pediatrica del Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Appesi a un filo, perché, dopo essere nati prematuri, sono stati colpiti dalla pertosse. La malattia, se contratta nei primi mesi, può essere molto grave o persino mortale. «Il 90 per cento dei decessi dovuti alla pertosse avviene nel primo anno di vita», ha rammentato Pier Luigi Lopalco, ordinario di igiene e medicina preventiva all'Università di Pisa, nel corso della prima puntata de «L'Ora della Salute», il programma realizzato da Fondazione Umberto Veronesi e Teva in Italia in onda ogni domenica su La 7. Un'opportunità (gratuita) per difendere i neonati esiste: la vaccinazione delle mamme nel corso della gravidanza. Ma il dato delle gestanti «protette», in Italia, è ancora basso. Troppo basso, al punto da poter essere considerato trascurabile.


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ANCORA POCHE LE FUTURE MAMME VACCINATE

«Fino a un anno fa lo erano appena due donne incinte su 100», ha aggiunto Irene Cetin, direttore della clinica ostetrica e ginecologica all’Ospedale Buzzi di Milano, dove da meno di un anno è attivo un ambulatorio ad hoc per vaccinare le donne in dolce attesa. «Lo abbiamo aperto anche per rendere più comodo l'accesso alle vaccinazioni. Per quella che è la nostra esperienza, non ci sono gestanti contrarie alle profilassi. Chi non le fa, spesso non è stato istruito a dovere da noi: da un collega ginecologo o dal proprio medico di base». Questa, d'altra parte, è stata l'esperienza di Svetlana, la mamma di Lorenzo e Francesca. Lei non è mai stata contraria, al punto che adesso ci mette la faccia e invita «tutte le donne incinte a sottoporsi alla vaccinazione che protegge, oltre che dalla pertosse, dalla difterite e dal tetano». Con l'esperienza della sua famiglia, vuole evitare che ad altre aspiranti mamme capiti quanto accaduto a lei. «Perché dopo ho letto che avrei potuto vaccinarmi durante la gravidanza per proteggere i bimbi nei primi mesi di vita. Nel corso dei nove mesi, però, nessuno mi aveva dato questo consiglio».

 

QUANDO VACCINARSI?

«La vaccinazione trivalente - ha spiegato Cetin - viene offerta nel terzo trimestre: tra la 27esima e la 35esima settimana di gravidanza. Questo consente il trasferimento passivo di anticorpi in grado di immunizzare il neonato fino allo sviluppo di una protezione attiva determinata dalla vaccinazione del bambino. Rischi? Molto bassi: tanto per la donna quanto per il feto. E comunque di gran lunga inferiori a quelli a cui si è esposti senza la profilassi, come dimostra l'esperienza di Lorenzo e Francesca». All'età di due mesi i gemelli, contagiati durante le vacanze di Natale del 2016 dalla pertosse, sono rimasti per oltre sessanta giorni ricoverati in rianimazione, con gravi problemi respiratori. Per rimetterli in sesto, oltre a una massiccia terapia antibiotica, è stato necessario usare vasodilatatori e surfattanti (per riaprire gli alveoli polmonari). Oltre al supporto respiratorio e alla fisioterapia. L'opportunità della vaccinazione, è quanto ricordato anche da Agnese Collino, membro della supervisione scientifica di Fondazione Umberto Veronesi, «viene garantita nel corso di ogni gestazione, anche se tra due di queste intercorre un periodo molto breve. In questo modo ci si garantisce una maggiore produzione di anticorpi, che vengono messi a disposizione di ogni nuova vita che nasce».

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IN GRAVIDANZA SERVE PROTEGGERSI ANCHE DALL'INFLUENZA

Oltre al vaccino trivalente, alle donne in gravidanza viene offerta la profilassi antinfluenzale. In questo caso i tassi di adesione sono leggermente più alti. La media dei dati inclusi in diversi studi condotti in Italia parla all'incirca del 7 per cento. Le due vaccinazioni, come ha ricordato Lo Palco, intervenuto nei giorni scorsi anche in diretta Facebook sulla nostra pagina, «possono essere effettuate anche contestualmente, sempre che la donna affronti il terzo trimestre di gravidanza in autunno, durante la campagna vaccinale annuale». Il problema, nelle ultime settimane, semmai è stato un altro: trovare una dose di antinfluenzale in circolazione. Alla base della carenza, c'è stato un problema di distribuzione. Secondo gli esperti, «nessuno probabilmente immaginava una richiesta alta, che potrebbe essere una conseguenza dell'impatto dell'influenza nella stagione scorsa».


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DALLA ROSOLIA CI SI PROTEGGE PRIMA DELLA GRAVIDANZA

Prima di rimanere incinte, invece, le donne dovrebbero preoccuparsi di conoscere lo stato della profilassi rispetto alla rosolia. La vaccinazione (non serve se ci si è già ammalate), in questo caso, va fatta prima della gravidanza (e funge da richiamo anche per il morbillo e la parotite). Questo perché il vaccino è costituito da particelle vive (attenuate) del virus: aspetto che ne sconsiglia la somministrazione durante la gestazione. Se la gravidanza non è programmata, conclude Cetin, «il vaccino contro la rosolia va somministrato subito dopo il parto, prima della dimissione dall’ospedale. La protezione, in questo modo, dura tutta la vita: esattamente come se si fosse avuta la malattia prima della gravidanza».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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