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Neuroscienze

Un esame del sangue può dirci se l'antidepressivo funziona?

In 6 casi su 10, il primo antidepressivo non è efficace. In futuro, rilevando i valori di una proteina nel sangue, si potrà capire se la cura è quella adatta al paziente

Soltanto il 40 per cento delle persone che soffre di depressione, risponde al primo farmaco prescritto. Questo dato porta spesso i pazienti a rassegnarsi e a considerare la malattia come incurabile: con tutti i rischi che ne conseguono. Ma in questi casi, invece, occorre tornare dallo psichiatra per modulare la terapia. Gli antidepressivi rappresentano infatti un'ampia gamma di farmaci, che rispondono al metodo «trial and error» («prova e sbaglia»). Si compie una valutazione, si sceglie una molecola e la si testa. Non di rado, poi, si va incontro ad alcuni «aggiustamenti» dello schema terapeutico. Anche in questo ambito, però, si sta facendo largo la medicina di precisione. La prospettiva è dunque quella di poter individuare fin da subito l'antidepressivo giusto per ogni paziente. Vediamo come.

 

SE L'ANTIDEPRESSIVO FUNZIONA, LO SI VEDE DAL SANGUE

Per individuare precocemente il farmaco più efficace per il singolo individuo, potrebbe essere utile monitorare l'andamento di una proteina nel sangue. Più i livelli di questa sono alti, maggiore è la risposta all'antidepressivo. Questo è quanto dimostrato da un gruppo di ricercatori della McGill University (Montreal), in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications. Gli studiosi, coordindati da Gustavo Turecki (a capo del dipartimento di psichiatria e del gruppo di ricerca sulla depressione), hanno eseguito prelievi su oltre 400 pazienti in cura con antidepressivi. E hanno così potuto constatare che, in quelli che rispondevano bene al farmaco, i livelli ematici della proteina Gpr56 erano più elevati della norma.

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