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Neuroscienze

L'obesità si conferma un fattore di rischio per le demenze

pubblicato il 25-06-2020

Da adulti, l'eccesso di peso è un fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie neurodegenerative. Prevenzione cruciale per ridurre il carico delle demenze

L'obesità si conferma un fattore di rischio per le demenze

La perdita della memoria non è (al momento) curabile. Motivo per cui l’unica arma a nostra disposizione contro le demenze è rappresentata dalla prevenzione. Allenare la memoria serve, così come parlare più lingue. Per partire in vantaggio nel momento in cui ci si avvicina alla terza età, però, occorre tenere d’occhio anche la bilancia. L’obesità è un importante fattore di rischio per le malattie neurodegenerative. La conferma giunge da uno studio inglese pubblicato sull'International Journal of Epidemiology. I ricercatori del dipartimento di scienze comportamentali e sanitarie dall’University College di Londra (UCL) hanno infatti dimostrato che un cospicuo eccesso di peso in età adulta aumenta le probabilità di sviluppare una demenza (con un effetto riscontrato fino a 15 anni più tardi).  


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SOVRAPPESO, OBESITA' E MALATTIE NEURODEGENERATIVE

I ricercatori hanno monitorato nel tempo l’invecchiamento di oltre 6.500 cittadini inglesi con più di 50 anni: nessuno dei quali affetto da una forma di demenza all’inizio dello studio. Tra i parametri rilevati in fase di avvio, c’era anche l’indice di massa corporea (BMI): considerato uno strumento utile per inquadrare lo stato ponderale di un individuo. Nell’arco di tre lustri, quasi il 7 per cento delle persone coinvolte nello studio (453) ha sviluppato una forma di demenza. Incrociando le diagnosi con il peso registrato all’avvio dello studio, i ricercatori hanno notato che chi era obeso (BMI uguale o maggiore di 30) aveva un rischio più alto (+31 per cento) di ammalarsi rispetto agli individui normopeso. E ciò indipendentemente da altri fattori rilevanti nell’origine delle malattie neurodegenerative: dall’età al sesso (femminile), dall’abitudine al fumo al grado di istruzione, dalla frequenza con cui si svolge attività fisica al vivere o meno in coppia

LE MALATTIE NEURODEGENERATIVE
POSSONO ESSERE PREVENUTE? 

RISCHI MAGGIORI PER LE DONNE

L’impatto dell'eccesso di peso sul rischio di sviluppare una forma di demenza è una peculiarità soprattutto femminile. Dallo studio è emerso infatti che l'aumento più significativo riguarderebbe le donne (fino al 39 per cento), considerando anche un altro indicatore della salute metabolica di unindividuo: l’obesità centrale, che nel sesso femminile si rileva quando la circonferenza della vita è superiore a 88 centimetri (102 negli uomini). La sommatoria dei due fattori di rischio - indice di massa corporea superiore a 30 e circonferenza della vita oltre il limite - è risultato aumentare le probabilità di sviluppare una demenza (+28 per cento) rispetto a valori normali dei due parametri. Dati che contribuiscono a confermare che, se il cervello invecchia anzitempo, è anche per colpa dei chili di troppo.


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L'IMPATTO DEI CHILI DI TROPPO SUL CERVELLO

Già nel 2017, un altro gruppo di ricercatori dell'University College di Londra aveva dimostrato che, per ogni aumento di cinque unità dell'indice di massa corporea (14-15 chili), il rischio di sviluppare una demenza cresce tra il 20 e il 33 per cento. Per questo la lotta all'obesità è considerata cruciale per garantire un invecchiamento in salute, anche a livello cerebrale. Diverse le ipotesi sui meccanismi che legherebbero l'eccesso di peso all'insorgere delle malattie neurodegenerative. Il sovrappeso (di più) e l'obesità sono collegati a vari fattori di rischio e malattie che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni. Un'ipotesi vede le cellule di grasso in grado di produrre sostanze chimiche nocive che promuovono l'infiammazione nei vasi che irrorano il cervello: da qui l'aumento del rischio. Ma secondo uno studio australiano apparso sulla rivista Obesity, l'ippocampo delle persone obese avrebbe una dimensione inferiore a quello dei coetanei normopeso. E siccome la struttura, che custodisce la memoria a breve e a lungo termine, è tra le prime a danneggiarsi nelle persone con la malattia di Alzheimer (la più diffusa forma di demenza), i ricercatori dell'Australian National University ipotizzano che l'eccesso ponderale possa «rimpicciolire» una tra le più importanti aree cerebrali. Come, non è ancora dato saperlo. 

LA DIETA CHE «SALVA» LA MEMORIA

Non è un caso che anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso anno abbia puntato l'attenzione sul ruolo della prevenzione primaria per ridurre l'impatto delle malattie neurodegenerative (prive di trattamenti efficaci). Più che la dieta, che sembra avere comunque un ruolo protettivo, è il mantenersi attivi (sul piano fisico e mentale) a proteggere in maniera più significativa. Nel documento dell'Agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, si fa riferimento alla necessità di abolire il fumo, ridurre (o azzerare) i consumi di alcol, seguire un'alimentazione equilibrata (di tipo mediterraneo e comunque prevalentemente vegetariana) e fare sport. Al momento, sono quasi 45 milioni le persone con una malattie neurodegenerativa nel mondo. Un milione (all'incirca) i pazienti italiani, cui occorre aggiungere le circa 900mila affette da una condizione a rischio definita come deficit cognitivo isolato

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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