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22-09-2017

Alimentazione e malattie: come quel che mangiamo può renderci sani o malati?

Risponde Elio Riboli, professore di Sanità Pubblica all'Imperial College di Londra

D: Professor Elio Riboli direttore della Scuola di Sanità Pubblica all'Imperial College di Londra. Allora in che modo l'alimentazione può aiutarci a difenderci dal cancro?
R: Sappiamo da molto che un'alimentazione che spesso chiamiamo di tipo mediterraneo, quindi un'alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, con un apporto molto moderato di carni, carni rosse e preferisce il pesce al pollame, alle carni. Questo tipo di alimentazione sappiamo da anni, è associato a un rischio ridotto di malattie cardiovascolari, di diabete e anche di propensità a sviluppare, diventare obesi. Quel che è nuovo, è che da una decina d'anni si sono accumulate prove epidemiologiche, di ricerche scientifiche, di laboratorio, che legano questa alimentazione anche a un rischio ridotto per alcuni dei tumori più diffusi oggi in Europa, come i tumori del seno, del colon, tumori del rene, del pancreas, eccetera. Quindi è un'opportunità nuova che abbiamo per la prevenzione anche del cancro, utilizzando delle modificazioni, dei cambiamenti alimentari, ma anche dello stile di vita delle persone.
D: Oggi sentiamo sempre più spesso parlare di un parametro più specifico che è il grasso addominale. È davvero più pericoloso rispetto al peso corporeo, oppure no?
R: In breve la risposta è sì, nel senso che abbiamo evidenza che per tutta una serie di patologie, per esempio il cancro del colon, ma anche il rischio cardiovascolare, un'obesità di tipo addominale, quello che a volte si chiama l'obesità del tipo “mela” rispetto a un'obesità di tipo “pera” è più pericolosa anche, abbiamo anche delle prove di tipo biologico per questo tipo di obesità è associata a degli indicatori biologici come esempio, i marcatori di infiammazione cronica o anche i marcatori diciamo di tutta una serie di processi metabolico/ormonali che spiegano il fatto che sia più pericolosa. Allora, bisogna dire una cosa: la maggior parte degli uomini hanno un obesità addominale, quando sono obesi e soprattutto nelle donne che invece, una parte hanno un'obesità di tipo addominale o maschile, un'obesità di tipo ginoide, di tipo femminile in cui prevale l'obesità nelle anche. Noi abbiamo dimostrato, fatto vedere che nelle donne l'obesità addominale ha un ruolo principale nell'aumentare il rischio per certi tumori.
D: Siamo quasi bombardati a cadenza quotidiana, da informazioni riguardanti la nutrizione. Ma a questo punto che cosa manca per trasferire questo bagaglio di conoscenze in politiche mirate alla tutela della salute pubblica?
R: Diciamo la prevenzione e soprattutto i cambiamenti di modi di vita sono molto complessi quando noi abbiamo la fortuna di avere un nuovo farmaco x o y che tratta, permette di curare meglio una patologia, in un certo senso è abbastanza semplice sostituire la ricetta di un farmaco con la ricetta di un altro farmaco, fatta dal medico. Quando noi andiamo al supermercato dobbiamo scegliere cosa comperare o quando abbiamo due ore libere dobbiamo decidere cosa fare o decidere se andare al lavoro in bicicletta, a piedi o in automobile, questo diventa un tema di società. È la società nell'insieme che deve fare uno sforzo per promuovere per esempio la produzione di alimenti più favorevoli alla salute, fare diciamo rivedere la politica dei sussidi finanziari alla produzione agricola, fare uno sforzo nella politica dei trasporti, fare uno sforzo per mettere a disposizione opportunità di attività fisica nel tempo libero. Quindi la grande difficoltà è la traduzione nella società, la prevenzione primaria non è una questione medica è una questione sociale.