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Alimentazione

Covid-19 più grave se una persona è in sovrappeso o obesa

pubblicato il 03-03-2021

Quanto più è accentuato, tanto più l'eccessivo peso corporeo è un fattore di rischio per il decorso di Covid-19. Il 4 marzo giornata mondiale dedicata all'obesità

Covid-19 più grave se una persona è in sovrappeso o obesa

Le persone affette da obesità (anche lieve) sono maggiormente a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 che possono portare fino al decesso. A un anno dallo scoppio della pandemia, diversi studi hanno confermato che quanto più l’eccesso di peso è marcato, tanto più elevato è il rischio che corre chi risulta positivo all’infezione da Sars-CoV-2. A dimostrarlo sono anche i resoconti di chi vive quotidianamente le terapie intensive. I pazienti più giovani costretti ad entrarci per la polmonite bilaterale interstiziale, per esempio, non avevano molti dei fattori di rischio associati alla gravità della Covid-19. Su tutti, l’età. Ma, in molti casi, si trattava di persone affette da obesità. Ed, eventualmente, da alcuni dei fattori di rischio e delle malattie da essa provocate: come l’ipertensione e il diabete di tipo 2. Un segnale che, nel tempo, ha assunto le caratteristiche del nesso causale. Da qui il monito (ulteriore) alla prevenzione, in vista della giornata mondiale dedicata all’obesità (4 marzo).

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L'OBESITÀ AGGRAVA IL DECORSO DI COVID-19

Il ruolo dell’obesità come fattore di rischio per i pazienti affetti da Covid-19 è stato individuato fin dai primi mesi dello scorso anno, con diversi studi che hanno evidenziato una connessione con conseguenze più severe e maggiori livelli di mortalità. Nei primi mesi della pandemia, le ricerche realizzate (anche per stabilire le linee guida per l’individuazione delle categorie a rischio) erano basate su un numero di casi limitato. Tra i primi a ipotizzare il legame in maniera più solida, i ricercatori dell’Università di Bologna, in uno studio pubblicato sull’European Journal of Endocrinology. Risultato: tra i pazienti affetti da Covid-19, un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 è risultato associato a un rischio maggiore di sviluppare insufficienza respiratoria, di richiedere il ricovero in terapia intensiva e di mortalità. Indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. «Tutti i livelli di obesità sono associati allo sviluppo di forme più gravi di Covid-19», dichiara Matteo Rottoli, il chirurgo che ha coordinato lo studio. Un'ipotesi confermata da un gruppo di ricercatori dell'azienda ospedaliero-universitaria di Parma, che hanno dimostrato che i pazienti sottoposti a un intervento di chirurgia bariatrica risultati positivi avevano un esito migliore della malattia rispetto a coloro che erano invece in attesa di operarsi. E che, in molti casi, hanno visto slittare gli interventi, durante la pandemia. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Obesity Surgery.


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QUALE LEGAME TRA L'OBESITÀ E COVID-19?

Oltre al riscontro proveniente dalla realtà, con un tasso di letalità di dieci volte superiore nei Paesi in cui più di 1 adulto su 2 è in sovrappeso o obeso, con il passare dei mesi sono divenute più chiare anche le possibili cause alla base del legame tra obesità e peggior prognosi della malattia. Le possibilità oggi considerate sono diverse: un indebolimento della risposta immunitaria alle infezioni virali, la comparsa di alterazioni delle funzioni polmonari, la più probabile presenza di stati di infiammazione cronica connessi all’obesità. «L'ipotesi è che le conseguenze dell’infezione da Sars-CoV-2 siano legate al profilo metabolico dei pazienti: questo indicherebbe un possibile ruolo dell’obesità, della sindrome metabolica e del diabete», aggiunge Rottoli. Ipotesi che trovano d'accordo Diego Foschi, direttore dell'unità operativa complessa di chirurgia generale all'ospedale San Giuseppe di Milano e presidente della Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche (Sicob): «I meccanismi neuroendocrini della risposta infiammatoria cronica del tessuto adiposo favoriscono le infezioni. Inoltre, nei pazienti obesi, vi è un incremento della sintesi di citochine proinfiammatorie». Da qui, la riduzione della risposta immunitaria e la difficoltà nel curare l'infezione. Un ulteriore elemento sfavorevole è dato dall’elevata espressione nel tessuto adiposo del recettore per l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2), attraverso cui il coronavirus penetra nelle cellule. 


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RISCHI ANCHE CON UN'OBESITÀ LIEVE E MODERATA

L’indice di massa corporea che mette in correlazione il peso corporeo con l’altezza. Un valore compreso tra 30 e 35 identifica una condizione di obesità lieve. Le linee guida sviluppate da diversi Paesi, come Regno Unito e Stati Uniti, per individuare le categorie maggiormente a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 indicano tra i loro criteri un BMI superiore a 40, che corrisponde a un livello di obesità severa. I risultati dello studio bolognese suggeriscono però che questo dato andrebbe rivisto al ribasso. «Anche le persone affette da obesità lieve rientrano tra coloro che sono maggiormente a rischio - chiarisce Rottoli -. Si tratta di un elemento da non sottovalutare, soprattutto nei Paesi occidentali, che presentano livelli più alti di diffusione dell’obesità». Un problema in parte accentuato dalla pandemia, che ha costretto tutti a rivedere le proprie abitudini. In molti casi, con una riduzione dell'attività fisica e un peggioramento (soprattutto nel corso del primo lockdown) delle abitudini alimentari.

 

L'OBESITÀ, UNA MALATTIA SILENTE

Il legame con la Covid-19 è soltanto l'ultima delle conseguenze che l’obesità può avere sulla salute. Spesso ancora stigmatizzato, talvolta ritenuto soltanto un fastidio estetico, l'eccessivo peso corporeo è una malattia a tutti gli effetti. «A causarlo - spiega Luca Busetto, associato di medicina interna all’Università di Padova e presidente eletto della Società Italiana dell’Obesità - è la combinazione di cause genetiche e di fattori ambientali. Tra questi, rientrano l'inattività fisica, la dieta, l'uso regolare di alcuni farmaci (antibiotici e antidepressivi, ndr), il livello di istruzione e lo stile di vita. Il fatto che le persone con obesità tendano a mangiare di più quando sono esposte al cibo è un sintomo dell’obesità. Non la sua causa». Nei casi più gravi, l'obesità è di fatto impossibile da curare soltanto attraverso la correzione delle abitudini alimentari e della sedentarietà. Per questo, per le situazioni a medio rischio e nei casi in cui l'intervento sugli stili di vita si è già rivelato fallimentare, esistono dei farmaci utili a ridurre l'appetito. Per le condizioni di obesità più gravi, invece, l’approccio più efficace continua a essere quello chirurgico. Soluzioni in grado di ridurre il peso corporeo e di evitare che l'obesità apra la strada a tutte le malattie che possono derivarne: da quelle cardiovascolari a quelle oncologiche, da quelle neurodegenerative al diabete. Fino alla depressione. Di fatto, l'intera galassia di malattie croniche che rappresentano la prima causa di morte, nei Paesi occidentali. 


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I NUMERI DELL'OBESITÀ IN ITALIA

Come si evince dai dati del Sistema Passi dell'Istituto Superiore di Sanità, il numero degli italiani che convivono con un peso eccessivo è costante da quasi dieci anni. Nel complesso, tra sovrappeso e obesità, il problema riguarda il 42 per cento degli adulti. Ogni tre persone in sovrappeso, se ne registra una obesa (BMI superiore a 30). Tradotto: lungo la Penisola ci sono quasi 20 milioni di persone in sovrappeso e 6 milioni di obesi. L'eccesso di peso diventa più frequente al crescere dell’età, fra gli uomini rispetto alle donne, fra le persone con difficoltà economiche e con un basso livello di istruzione. Quanto alla distribuzione geografica, così come si registra a partire dall'età infantile, il problema è più evidente nelle Regioni meridionali. Dove, denuncia l'Istituto Superiore di Sanità, «l’attenzione degli operatori sanitari a questo problema è più scarsa e meno frequente è il consiglio di praticare attività fisica, soprattutto a chi è in eccesso ponderale». In Campania più di 1 persona su 2 ha un peso superiore a quello forma. Se la quota di persone in sovrappeso è costante da anni, cresce lentamente il numero degli obesi: tanto al Sud quanto al Nord. Unica eccezione le regioni dell'Italia centrale, dove da cinque anni il dato è in lieve ma costante flessione.  

 

 

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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