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23-10-2015

Donne e uomini hanno bisogno di cure differenti?

Risponde Giovannella Baggio, primario di medicina interna e ordinario di medicina di genere all'Università degli Studi di Padova

Giovannella Baggio è primario di medicina interna all'Azienda Ospedaliera di Padova e docente ordinario di medicina interna nell'ateneo del capoluogo veneto. Il suo intervento alla conferenza The Future of Science ha voluto far chiarezza sui diversi approcci, diagnostici e terapeutici, da utilizzare a seconda che di fronte ci sia un uomo o una donna. Come riconoscere un infarto nei due casi? E come intervenire? Guarda la videointervista

Parto da un'altra carica che io mi ritrovo l'università che è quella di direttore, vale a dire primaria secondo le vecchie accezioni di un reparto di medicina interna. Dico questo perché ogni mattina io vado a fare il giro dei miei pazienti, a visitare i miei pazienti, entro in una stanza nella quale vi è un signore con una malattia, facciamo uno scompenso cardiaco, ha una broncopolmonite, un diabete e nella porta accanto ho una signora con la medesima malattia. La prima domanda che io mi pongo, che veramente alla quale ancora oggi non sappiamo rispondere, io devo pensare di trovare i medesimi sintomi di quella malattia nella stanza della signora? Devo pensare di impostare gli stessi esami? Di richiedere gli stessi esami al signore e alla signora? Devo pensare di interpretarli nello stesso modo quando avrò i risultati? Devo pensare di dare le stesse medicine a quella signora e a quel signore con la medesima malattia? Ecco noi oggi abbiamo pochissimi dati per poter rispondere a queste domande, tutto quello che facciamo è basato su importanti risultati ottenuti in questi trenta, quarant'anni, ma ottenuti prevalentemente su soggetti di un solo genere, e devo dire la verità, che il genere che prevale negli studi, che hanno riscritto la medicina negli ultimi 40-50 anni è il genere maschile. Penso che questa, come esempio può far capire che cos'è la medicina di genere, quali problematiche essa pone Andiamo un po’ più sul pratico, sull'attività quotidiana, in quali ambiti questa differenza si manifesta nel modo più eclatante? Allora, naturalmente la risposta è su tutti gli ambiti. Io per brevità faccio alcuni esempi, parto dalla cardiologia, la cardiologia è la branca più avanzata, anche perché la cardiologia negli anni 90’ in America è partita con delle osservazioni importanti sulla differenza di genere. Faccio un esempio, l'infarto del miocardio prima di tutto è la prima causa di morte della donna, ma l'infarto del miocardio si manifesta da un punto di vista sintomatologico in modo diverso nella donna rispetto all'uomo, la donna non ha il tipico dolore al petto non mette la mano davanti allo sterno, come si insegna agli studenti, agli specializzandi. La donna peraltro, più giovane più ha sintomi atipici, può non avere dolore del tutto, può avere dolore di pancia, può avere dolore al dorso, può avere solamente un po’ di ansia oppure un po’ di mancanza di respiro. La donna con infarto del miocardio spesso va in area verde al pronto soccorso, non va in area rossa e può anche finire in reparti non di cardiologia di medicina interna e questo è un esempio clamoroso. La donna peraltro va peggio, sempre peggio in fase acuta di un infarto. La mortalità già dai anni 90’, lo sappiamo, la mortalità in fase acuta del miocardio è molto superiore nella donna rispetto all'uomo, e poi la donna ha tante caratteristiche diverse per esempio la coronarografia nella donna potrebbe, pur avendo avuto un infarto, non dimostrarlo, perché la donna non ammala le grandi arterie, ammala le piccole arterie, il microcircolo, e quindi ci sono altri metodi per studiare la donna con un infarto o con una patologia che potrebbe portare ad un infarto, la scintigrafia miocardica, la risonanza magnetica del cuore. Questi sono dei piccoli flash per quanto riguarda la cardiologia, ma ci sono altre patologie molto importanti, una di queste per esempio è l'artrosi. Dell'artrosi si parla tanto poco, si conosce anche tanto poco, la donna fa tre volte artrosi del ginocchio rispetto all'uomo, fa il doppio di artrosi dell'anca rispetto all'uomo, eppure di questa patologia si parla e si conosce troppo poco. Un’altra patologia che fa tanta paura al mondo oggi è la deficit cognitivo e la demenza. Essere donna è un fattore di rischio per lo sviluppo di deficit cognitivi di demenza e questo indipendentemente dal fatto che la donna vive di più, ci sono dei meccanismi genetici, ci sono dei meccanismi biologici e non solamente squisitamente ormonali che fanno sì che la donna abbia un deficit più precoce rispetto all'uomo.