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17-11-2016

Rivoluzione digitale: come impatta l'innovazione sulla ricerca?

Risponde Sabina Leonelli, professore di Filosofia e Storia della Scienza alla University of Exeter

La rivoluzione digitale è ogni giorno in mezzo a noi e sta determinando profondi cambiamenti a livello sociale, culturale, medico e scientifico. Proprio in quest'ultimo campo l'analisi dei Big Data sta portando ad un profondo cambiamento nel modo in cui concepiamo la ricerca scientifica. Ne parliamo con la professoressa Sabina Leonelli, docente di filosofia e storia della scienza all'University of Exeter

D: Siamo a The Future Of Science con la Professoressa Sabina Lionelli, docente di filosofia e storia della scienza all'università di Exeter. A lei chiediamo qual è l'impatto dell'innovazione sulla ricerca scientifica? R: Dunque l'impatto dell'innovazione sulla ricerca scientifica è sicuramente notevole. E una delle cose che sto investigando nel mio lavoro, è il fatto che specialmente nelle scienze mediche e biologiche, c'è una lunga storia di investigazione che va dentro vari secoli, ma in cui i vari settori di questa ricerca sono stati molto frammentati con ricercatori che si specializzano in organismi diversi, studiano l'umano, studiano la medicina e diverse malattie, diverse tipi di manifestazioni e lo studiano a diversi livelli di analisi, quindi guardano, alcuni guardano le molecole, altri guardano le cellule, altri i tessuti, gli organi e altri cose molto più olistiche, come l'ambiente e l'ecologia. Quello che si può fare adesso con i Big Data e con tutte le strutture tecnologiche che possono disseminare i Big Data, è cercare di mettere insieme tutte queste diverse informazioni e questi tipi di conoscenze che vengono da campi diversi e che vengono accumulate su cose diverse, su parti diverse del mondo vivente, per cercare di avere una migliore comprensione di come tutto si unisce, come tutto dipende dal resto. Questo chiaramente ha nuove implicazioni specialmente per la medicina. D: Ci fa qualche esempio concreto di applicazione dei Big Data in medicina? R: Certo. Una delle cose che stanno cercando di fare in maniera molto accurata adesso, è di cercare di triangolare dati su, se volete, la morfologia e la fisiologia di malattie come per esempio il cancro e con dati che vengono invece dal mondo della genomica e dal mondo della biologia molecolare. Questo vuol dire che si possono cominciare a capire le relazioni tra il modo in cui il corpo funziona, in maniera se vuoi meccanica, ossia di come il corpo è composto, come reagisce agli eventi esterni e quelli che sono gli eventi esterni, gli stili di vita e il modo in cui la gente organizza le proprie attività. D: Ecco, in che modo tutta questa innovazione può cambiare il rapporto tra la scienza e la società? R: In vari modi. È chiaramente una delle cose che si sta discutendo in questo convegno, è il fatto che molti dei dati che vengono usati a questo punto, possono venire sia dal mondo biologico e medico, ma anche dal mondo sociale e in realtà da tutti i cittadini che vogliono partecipare in tutto questo. Questo è un enorme potenziale di innovazione, anche un enorme potenziale di problemi e di problemi etici, problemi di sicurezza, problemi che affiorano immediatamente se la gente che per esempio usa le half apps, questo tipo di applicazioni dei cellulari per misurare i modi in cui i nostri corpi reagiscono all'attività fisica. Tutte queste cose se la gente non si rende conto e prende coscienza del fatto che certi dati che loro immettono in questi sistemi possono essere usati in una varietà di modi sia dalla ricerca scientifica che d'altra partedalla società. E in ogni caso una delle cose che penso si stia discutendo qua, e sicuramente per me è molto importante è che se questa consapevolezza cresce a livello sociale, si possono fare cose veramente importanti con questo tipo di tecnologie.