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Oncologia

Il tumore del colon-retto si previene a partire dalla tavola

pubblicato il 28-01-2021

Ok a frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Poco spazio a carni trasformate, bevande alcoliche e zuccherate. La dieta anti-tumore del colon

Il tumore del colon-retto si previene a partire dalla tavola

Come ha sempre affermato Umberto Veronesi, la tavola è il primo luogo in cui far prevenzione. Anche in ambito oncologico. Questo perché il cibo che introduciamo tutti i giorni va a costruire le cellule, i tessuti e gli organi. E le singole molecole di origine alimentare influiscono sullo stato di infiammazione generale, sulla proliferazione cellulare e sui meccanismi di riparazione che prevengono le mutazioni nocive del codice genetico cellulare.


Siamo quello che mangiamo: ecco come prevenire i tumori con la dieta


LA PREVENZIONE PARTE DALLA TAVOLA

Per i numeri della malattia, per la localizzazione e i compiti dell’organo e per l’impatto che può avere l’obesità, la dieta è sempre chiamata in causa quando si parla di prevenzione del tumore del colon-retto. D’altra parte, la quota di casi riconducibile alla genetica non sembra essere superiore al 10 per cento. Ciò vuol che la maggior parte delle nuove diagnosi ha quasi con certezza un’origine da ricercare nell'ambiente. E tra gli elementi che possono aumentare o ridurre il rischio di ammalarsi, nel caso del cancro del colon, la dieta è probabilmente quello con il maggiore impatto. Un Giano bifronte, con insidie e opportunità che vale la pena di conoscere per fare in modo di ridurre l'impatto sociale di questa malattia.

COME QUEL MANGIAMO PUÒ 
RENDERCI SANI O MALATI? 

UN MESSAGGIO VALIDO (SOPRATTUTTO) PER IL TUMORE DEL COLON

Secondo uno studio epidemiologico pubblicato sulla rivista JNCI Cancer Spectrum nel 2019, oltre il 5 per cento dei tumori del colon-retto diagnosticati negli Stati Uniti nel 2015 sarebbe da ricondurre a una dieta inadeguata. Considerando i numeri italiani, ciò vuol dire che soltanto nel 2020 sarebbe stato possibile evitare oltre 2.200 nuove diagnosi (su 43mila complessive) intervenendo sulle abitudini alimentari. Ma nella realtà, secondo gli esperti, i numeri potrebbero essere anche più elevati. Per parlare di corretta alimentazione e cancro del colon, occorre tenere presenti due aspetti distinti. Da un lato c'è il rischio acuito dai chili di troppo. Per questo, consumare quantità eccessive di tutti gli alimenti e, nello specifico, di alcuni di questi, gioca a sfavore. Inevitabilmente, a essere sfavoriti sono i consumi di prodotti ricchi di grassi saturi e trans e zuccheri. Anche questi ultimi, infatti, se assunti in quantità superiori al fabbisogno, vengono stoccati nel fegato sotto forma di grassi (trigliceridi). Questi ultimi, a parità di peso, garantiscono un maggiore apporto energetico. E, di conseguenza, di riserve che finiscono per determinare l'aumento del peso corporeo. Per queste ragioni, si capisce perché la prevenzione passa anche dall'abitudine a svolgere attività fisica. Oltre ad avere probabilmente dei meccanismi propri di prevenzione, il movimento è il migliore argine all'allargamento del girovita (i maggiori pericoli sembrano derivare dal grasso viscerale). Maggiore è il dispendio energetico, meno rigida dovrà essere la dieta. Ma in realtà lo studio statunitense dice anche un'altra cosa. Al di là dei chili di troppo, l'impatto più significativo sembra giungere da una dieta nel complesso squilibrata, di cui il sovrappeso e l'obesità sono tutt'al più una conseguenza. 


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LA MIGLIOR DIFESA È LA DIETA MEDITERRANEA

«Il messaggio che emerge da questo studio è chiaro: la dieta è una leva su cui agire per prevenire la comparsa di questa malattia», afferma Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e membro della supervisione scientifica di Fondazione Umberto Veronesi. Quella maggiormente associata a un'alimentazione preventiva è la dieta mediterranea. Questo insieme di abitudini consiste principalmente nel favorire determinati alimenti (cereali integrali, verdure e frutta fresca, legumi, olio extravergine di oliva, frutta secca e semi, pesce) e nel limitarne altri (bevande alcoliche, carni lavorate, carni rosse, dolciumi). Indicazioni confermate anche dalla ricerca statunitense, che ha evidenziato come i fattori dietetici a maggiore impatto sul rischio di ammalarsi di tumore del colon sono rappresentati dallo scarso consumo di cereali integrali e di latticini (elementi chiave per una dieta mirata a prevenire l'insorgenza delle malattie oncologiche), bilanciato dagli apporti sopra la media di carni processate (dagli insaccati alle salsicce e i wurstel). Scelta, quest'ultima, che potrebbe trovare spazio sul manifesto di una dieta di tipo occidentale, oggi ritenuta una delle possibili cause dell'aumento delle diagnosi che da anni si registra anche tra i giovani adulti (negli Stati Uniti).


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CARNI ROSSE E TRASFORMATE: COME COMPORTARSI?

Quando si parla dell'impatto che la dieta può avere sul rischio di ammalarsi di tumore del colon-retto, la mente vola subito alle carni rosse e processate. Inevitabile, dopo la presa di posizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2015. «L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro definisce la carne rossa probabilmente cancerogena e quella trasformata sicuramente cancerogena - spiega Dogliotti -. Si tratta di una classificazione che riporta il grado di sicurezza che gli esperti hanno relativamente al legame tra una sostanza e il pericolo di sviluppare la malattia nell’uomo». Quale consiglio dare allora a chi legge? «Le conferme sull’associazione tra i consumo di carne rossa e il possibile aumento del rischio di tumore del colon-retto sono giunte anche dagli studi condotti nell'ambito del progetto Epic e dall'ultimo report del World Cancer Research Fund. Di conseguenza ridurre questi alimenti nella dieta è senza dubbio una scelta di salute, che non riguarda soltanto la prevenzione dei tumori, ma anche delle malattie cardiovascolari».


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CARNE: CONTA ANCHE LA COTTURA

Per ulteriore chiarezza, occorre precisare che nessuna delle parti citate raccomanda l'eliminazione di questi alimenti nella dieta. Si fa piuttosto riferimento a una limitazione dei consumi: massimo tre porzioni a settimana (una porzione corrisponde a 100 grammi) per le carni rosse e quantità minime di carni lavorate (50 grammi). Anche la cottura però gioca un ruolo importante nel determinare i rischi per la salute legati al consumo di carne. Grigliate, barbecue e altre modalità che espongono i cibi a temperature elevate generano la produzione di composti chimici che aumentano il rischio oncologico come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici. Meglio quindi optare per metodi di cottura più sani, come per esempio al vapore o al forno. E, in ogni caso, abbinare un contorno a base di verdure alla carne. In questo modo le fibre contribuiranno a limitare l’assorbimento di sostanze nocive nel tratto digerente.


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ALCOL, UN RISCHIO EVITABILE

Tra i fattori di rischio più significativi per il tumore del colon-retto, vi sono le bevande alcoliche. Tutte, nessuna esclusa. Si sa da tempo, ormai, che l'etanolo e il suo metabolita acetaldeide hanno un ruolo di primo piano nella comparsa di nuovi casi di tumore, relativamente agli organi che appartengono all'apparato digerente. Nel caso del colon, l'organo sembra essere particolarmente sensibile già a partire da consumi moderati (1-4 bicchieri al giorno, tenendo come riferimento l'unità alcolica). Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l’abuso causa l’11 per cento dei tumori del colon-retto. Un monito da tenere presente indipendentemente dalla bevanda che si consuma, poiché ciò che danneggia le cellule è l’etanolo contenuto nella birra, nel vino e nei superalcolici. Occorre ricordare anche che l’alcol è una fonte di calorie «vuote», senza alcun valore nutrizionale. Un grammo di alcol apporta 7 chilocalorie, contro le 9 di un grammo di grassi e le circa 4 di un grammo di carboidrati o di proteine. Facile dunque capire perché chi eccede tenda a ingrassare con maggiore facilità.

COME COMPORTARSI CON IL LATTE E I SUOI DERIVATI 

Tra i gruppi di alimenti di cui si dibatte, occupandosi di prevenzione del tumore del colon-retto, c'è infine quello rappresentato dal latte e dai suoi derivati. Un loro consumato elevato può accrescere i livelli di IGF-1 (insulin-like growth factor-I), una molecola che è risultata coinvolta nell’aumento, seppur moderato, del rischio di alcuni tumori. Su tutti, quello della prostata. «D’altro canto però, lo stesso report ha messo in luce che latte, formaggio a basso contenuto di grasso, latticini e diete ricche di calcio avrebbero un effetto protettivo contro il tumore del colon-retto - prosegue Dogliotti -. Nel complesso, possiamo dire che il consumo di 2-3 porzioni giornaliere di latte e yogurt (125 millilitri, ndr) e di 1-2 porzioni settimanali da di formaggio fresco (100 grammi, ndr) o stagionato (50 grammi, ndr) non ha effetti negativi sulla salute, ma anzi può contribuire al benessere del microbiota». Un aspetto, quest'ultimo, da non sottovalutare. 


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DIETA, MICROBIOTA E TUMORE DEL COLON-RETTO 

I microrganismi che compongono il microbiota si occupano della digestione delle fibre alimentari, della fermentazione degli zuccheri, della degradazione e produzione di molecole e del mantenimento dell’integrità della mucosa. Ma anche della protezione dai batteri patogeni e del contenimento dei processi infiammatori. In condizioni normali, questi microrganismi vivono in equilibrio tra loro. Ma quando questo viene a mancare (disbiosi) si registra l'alterazione della barriera intestinale. Da qui il passaggio dei batteri attraverso la mucosa e l’attivazione del sistema immunitario. Contribuendo all'infiammazione, alcuni microrganismi presenti nell'intestino potrebbero essere responsabili del processo di formazione del tumore del colon-retto e di altre malattie intestinali: dalla celiachia al Crohn e alla rettocolite ulcerosa. Inoltre, recenti ricerche hanno osservato che le feci dei pazienti affetti da questa forma di tumore hanno una composizione del microbiota differente rispetto ai soggetti sani: segno che le specie presenti avrebbero un ruolo anche nella crescita tumorale. Anche sul microbiota si può intervenire attraverso la dieta. Meglio - anche in questo caso - se prevalentemente vegetariana. Conclude Dogliotti: «Alcuni alimenti come frutta, verdura, cereali, legumi e semi e alimenti fermentati come yogurt, latti fermentati, formaggi, pane lievitato naturalmente, funzionano da prebiotici e probiotici, favoriscono una composizione salutare del microbiota e una sua corretta attività».

 

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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