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23-11-2016

Medicina di precisione: quali i prossimi passi nella lotta ai tumori?

Risponde Giuseppe Testa, docente di biologia molecolare all'Università di Milano e direttore del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali del’Istituto Europeo di Oncologia

Giuseppe Testa è docente di biologia molecolare all'Università Statale di Milano e dirige il laboratorio di Epigenetica delle Cellule Staminali del’Istituto Europeo di Oncologia. È toccato a lui aprire la conferenza The Future of Science, in corso a Venezia. Tema: la medicina di precisione e le cure del futuro. Come cambieranno le terapie oncologiche? Guarda la videointervista realizzata dal nostro inviato Daniele Banfi.

D: Buongiorno a tutti, siamo a Venezia all'undicesima edizione della conferenza The Future of Science dedicata alla medicina di precisione. Siamo qui con il Professor Giuseppe Testa cui chiediamo innanzitutto questa domanda: sappiamo che due tumori possono essere identici, magari dal punto di vista istologico, ma poi se andiamo a fare un'analisi molecolare completamente differenti. Questo cosa significa per il trattamento della patologia? R: Sì, vi è una cosa potenzialmente fondamentale e dirimente per il destino delle persone perché significa che fino adesso abbiamo, appunto, pensato ai tumori raggruppandoli per organi, all'interno di questi classificandoli per tipi di tumori. Stiamo capendo però che invece è potenzialmente molto più utile capire quali sono le lesioni genetiche e magari organi diversi, quindi tumori di organi diversi possono invece essere accomunati dal fatto di avere una rottura, un difetto nella stessa via genetica e questo quindi li rende, anche se sono in organi diversi, entrambi suscettibili dello stesso trattamento. Quindi andare, diciamo, a capire se un determinato paziente ha non solo un certo tipo di tumore, ma una particolare lesione genetica, può essere dirimente perché ci potrebbe far fare delle scelte completamente diverse rispetto a quelle che facevamo qualche anno fa. D: Si può fare un esempio concreto in pratica clinica ad esempio? R: Un esempio, diciamo che ha assunto anche la notorietà sulla stampa internazionale è quello appunto in America, di due pazienti entrambe malate di un tumore al cervello, un tumore quindi molto grave, una delle due però sta ancora beneficiando di un farmaco che era stato originariamente sviluppato per il melanoma, quindi un tumore totalmente diverso, diciamo al quale anni fa, non si sarebbe dato il peso che si da adesso nei confronti del tumore al cervello. Eppure con questo farmaco la persona sta sopravvivendo fino ad ora e noi naturalmente speriamo che sopravviva ancora molto a lungo. D: E alla luce di questa evidenza, la lotta al cancro come cambierà? R: Cambierà nel senso che il nostro sguardo, come ho scritto anche più volte nei miei libri, sarà sempre di più uno sguardo molecolare, nel senso che andremo a scandagliare la malattia non solo come abbiamo fatto finora attraverso, diciamo, il livello istologico ed organo che rimangono naturalmente importanti, ma andremo ad approfondire a un livello ancora, diciamo, più profondo, livello molecolare e da questo livello molecolare, come nell'esempio che abbiamo fatto, abbiamo fiducia di avere molte più opzioni e soprattutto opzioni mirate che, diciamo, speriamo che facciano in modo che alcuni, diciamo, farmaci che magari non si sono rivelati molto efficaci, magari possono essere molto efficaci, ma se dati a un sottogruppo di pazienti, piccolo, che però magari ha una malattia molto specifica per quel farmaco. Quindi quello che appunto la medicina di precisione nella oncologia come in altri settori cerca di fare è di aumentare la precisione del nostro sguardo con la speranza che questo si traduca in precisione di trattamento. D: Questo significa che anche i vecchi farmaci sviluppati per malattie totalmente differenti potranno essere rispolverati, tirati fuori dal cassetto. R: Assolutamente. È un'area molto promettente il cosiddetto riposizionamento di farmaci e cioè l'idea che adesso che abbiamo questi nuovi strumenti sperimentali possiamo reinterrogare le sensibilità di pazienti e diciamo dei sistemi sperimentali che a partire dai pazienti possiamo mettere in piedi per, diciamo, rivalutare il nostro arsenale farmacologico, la nostra farmacopea in maniera speriamo sempre più utile.