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13-03-2018

Come si previene il rigetto di un organo?

Il rigetto è la risposta del nostro corpo all'organo trapiantato. Ma con la terapia immunosoppressiva le risposte possono essere ben controllate

In parole molto povere il rigetto è l'organismo che si ribella all’organo che viene trapiantato. È una risposta che si cerca di temperare cercando di avere una compatibilità massima dell'organo. Si dice che ci siano organi più tolleranti, il fegato; organi molto meno tolleranti, il rene ad esempio, dove la compatibilità deve essere altissima. Il rischio del rigetto oggi, per esempio nei trapianti in Italia, viaggia diversamente a seconda dei vari organi. È sicuramente molto meno rilevante di qualche anno fa perché esistono tanti farmaci, tante modalità diverse di azione dei farmaci e tanta maggiore possibilità di utilizzare più farmaci per arrivare all'obiettivo. Il rigetto oggi si controlla prevalentemente farmacologicamente e quindi questo vuol dire che il paziente che è stato trapiantato deve essere estremamente preciso nel seguire la terapia antirigetto, che è lunga tutta la vita ad oggi (tra qualche anno vedremo), estremamente preciso nell'assunzione e non deve mai assolutamente interrompere spontaneamente il trattamento antirigetto. Qualsiasi cosa succeda è giusto che ci si rivolga immediatamente al centro trapianti: si rischiano dei disastri spesso per leggerezze che non sono assolutamente neanche da considerare.