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10-04-2017

Ipertrofia prostatica: meglio i farmaci o la chirurgia?

Risponde Bernardo Rocco, urologo presso l’Ospedale Policlinico di Milano

Come si affrontano i sintomi dell'ipertrofia prostatica benigna?

Al nostro lettore di 68 anni che ci scrive che da una decina di anni ha difficoltà alla minzione e che la sua sintomatologia aveva creato problemi sufficienti per cui l'urologo gli aveva dato una terapia con alfa bloccanti. Questi farmaci agiscono riducendo il tono della muscolatura liscia della capsula prostatica del collo, cercando appunto di ridurre le resistenze allo svuotamento della vescica. Collateralmente però, creano molto spesso, un problema di eiaculazione retrograda, cioè il liquido seminale invece che fuori uscire, tende a ritornare in vescica e poi essere espulso con l'urina. Il nostro lettore ci scrive se valga la pena di avvelenarsi con le medicine o sia meglio fare l'intervento che comunque lo intimorisce. Beh effettivamente la domanda è molto pertinente. Scegliere di seguire una terapia farmacologica piuttosto che un intervento, è in parte legata alla sintomatologia del paziente, in parte legata a dati oggettivi. In un paziente in cui la terapia farmacologica non fosse sufficiente a consentire uno svuotamento adeguato facendo lavorare l'apparato, quindi ad alte pressioni, l'intervento si renderebbe necessario. Esistono interventi anche innovativi che riducono per esempio, il rischio di impatto sulla sfera sessuale, interventi che possono essere eseguiti in day surgery, allargando il canale di svuotamento con il risultato di migliorare un pochino il flusso della pipì, senza per questo impattare sull'attività sessuale. Quindi io credo che oggi come oggi l'offerta terapeutica, appunto dai farmaci agli interventi più complessi, sia così varia e vasta che sia molto importante valutare col proprio urologo la migliore scelta. Non è l'urologo che impone un trattamento, ma condivide con il paziente la miglior scelta legata alle esigenze del paziente, quindi capire quanto è necessario svuotare e migliorare la menzione, quanto l'attività sessuale può essere preservata in tutte le sue componenti, quanta la qualità di vita del paziente viene in qualche modo disturbata dalla sintomatologia.