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16-06-2016

Mutazione dei geni Brca: si può evitare la chirurgia preventiva?

Risponde Carmine Pinto, direttore della struttura complessa di oncologia dell’Irccs Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom)

Quello del Brca è una problematica molto importante, lo sapete. C'è una mutazione che riguarda il BRCA1 e il BRCA2. Il rischio intorno ai 70 anni di una donna di potersi ammalare di un cancro della mammella può variare, dipende un pò da come viene studiato, dal 60-70-80 per cento e dell'ovaio il 30-40-50 per cento. Il punto è capire che cosa fare in questa situazione, soprattutto come gestire il percorso della donna. Voi sapete che viene indicata la risonanza magnetica per quello che riguarda la mammella a partire da 25 anni insieme alla mammografia con cadenza annuale, oppure dieci anni prima di un tumore, in una donna della famiglia cui è comparso il tumore della mammella. Mentre il ruolo protettivo della risonanza riconosciuta, di uno screening, di una valutazione dell' apparato mammario. Invece la stessa cosa non avviene per l'ecografia transvaginale per il CA 125 per il tumore dell'ovaio. Quindi tutto questo va inserito in un percorso in cui alle donne vanno spiegati, voglio dire, i vantaggi della chirurgia, perché nella mammella avvengono interventi molto conservativi, la protezione è di oltre il 90-95 per cento e anche per l'ovaio, invece di sottoporsi a controlli che sono importanti per la mammella, sicuramente la protezione che viene data alle ovaie è molto molto più bassa e non raggiunge un rapporto sicuramente di costo efficace. Quindi va valutato un percorso, vanno valutate le esigenze della donna, anche le aspettative rispetto a situazioni familiari.